#Fuoriporta, con Milano-Cortina i Giochi spezzatino: Malagò snobba Moratti e batte Trump

#Fuoriporta, con Milano-Cortina i Giochi spezzatino: Malagò snobba Moratti e batte Trump

Nella rubrica di Fabio Monti l’assegnazione delle Olimpiadi invernali del 2026, che non si svolgeranno in un’unica città ma che, per la prima volta, si svilupperanno in modo “diffuso”. Il presidente del Coni ne ha approfittato per annunciare che si ricandiderà per un terzo mandato, più del presidente degli Usa

Con l’assegnazione dei Giochi invernali del 2026 a Milano-Cortina, il Cio ha voluto premiare l’Italia del fare e l’entusiasmo di amministratori locali e politici che pensano all’organizzazione olimpica non soltanto come un momento di forti emozioni sportive, ma anche come un’occasione di investimento per il futuro. L’Olimpiade invernale mobilita un quarto degli atleti rispetto a quella estiva (3.000 contro 12.000) ma se tutto verrà fatto con intelligenza e onestà, può diventare un’opportunità di lavoro, di sviluppo, di miglioramento di tutto il Paese. Fatta questa premessa, c’è spazio per altre considerazioni. Il Comitato olimpico internazionale deve fare i conti con una «crisi di vocazioni» organizzative che non può non spaventare. I Giochi estivi sono stati assegnati a Parigi (2024) e Los Angeles (2028) senza una reale competizione. Il cartello Milano-Cortina ha dovuto misurarsi con una candidatura svedese (Stoccolma-Åre) fragilissima (e che pure ha preso 34 voti, non pochi). Sempre meno Paesi sono disponibili a sobbarcarsi l’onere di organizzare l’Olimpiade soprattutto della neve, al punto che nel caso di Milano-Cortina il Cio ha accettato che non venisse stravolta la carta olimpica (art. 34) e che per la prima volta nella storia si puntasse sui Giochi diffusi.

Le regole, anche dopo la recente revisione, prevedono che tutto si svolga in una città o intorno ad essa (come avvenuto per Torino 2006); l’edizione italiana sarà ospitata in otto località diverse (Milano, Bormio, Livigno, Cortina, Predazzo, Baselga di Piné e Anterselva), lontanissime fra loro e non facili da raggiungere, con doppia cerimonia di apertura (a Milano, in uno stadio che i dirigenti di Milan e Inter vorrebbero radere al suolo, complimenti per la tempestività, e a Cortina) e una di chiusura all’Arena di Verona, in una città (la nona), che ospiterà solo l’atto finale e nemmeno mezza gara. L’Olimpiade declassata a un insieme di campionati del mondo, pur di non morire. Bisogna sempre guardare avanti e in questo ha già vinto l’oro olimpico Giovanni Malagò, presidente del Coni dal febbraio 2013. Un’ora dopo aver sconfitto Stoccolma, ha annunciato che si ricandiderà per un terzo mandato (uno in più del presidente degli Stati Uniti), quando sarà scaduto il secondo (a fine 2020). Nessuno sentiva la necessità di tanta fretta e nessuno ha ricordato al presidente, in odore di santità, che se avesse puntato su Milano e non su Roma per i Giochi estivi del 2024, la vittoria sarebbe stata più che probabile. Il progetto-base c’era già ed era quello di Moratti per Milano 2000.


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