#Fuoriporta, cadono le foglie e i record: Tortu, settembre è il mese dei velocisti
Filippo Tortu

#Fuoriporta, cadono le foglie e i record: Tortu, settembre è il mese dei velocisti

Nella rubrica di Fabio Monti, il gran tempo del velocista brianzolo a Bellizona. A conferma che il periodo giusto per dare gioie al cronometro è proprio questo. Senza il problema al bicipite femorale, avrebbe probabilmente ritoccato nuovamente il primato italiano

La forza della tradizione. Settembre è il mese benedetto per i velocisti italiani e Filippo Tortu lo ha confermato a Bellinzona, in un martedì sera perfetto per le condizioni meteo e su una pista magnifica, all’altezza della miglior tradizione svizzera. Non ha vinto, ma il secondo posto in 10”07 (alle spalle del sudafricano Simbine) gli garantisce il miglior crono europeo di questo 2020, così anomalo, da spiegare perché non tutto ha funzionato come si pensava (prima del Covid-19). Senza un piccolo problema al bicipite femorale destro, avvertito ai 50 metri (lo stesso che lo aveva indotto a saltare la finale ai campionati italiani di Padova il 29 agosto), avrebbe avvicinato o battuto il primato italiano (suo con 9”99), in una volata finalmente magnifica. Il 10”07 è lo stesso tempo con il quale Tortu aveva conquistato il settimo posto nella finale dei 100 al Mondiale di Doha sabato 28 settembre 2019. Del resto è stato proprio in questo mese che Berruti e Mennea hanno fatto la storia. Il «giorno dei giorni» di Livio è datato 3 settembre, il sabato dell’oro olimpico dei 200 metri a colpi di record mondiale (20”5, due volte nello spazio di due ore) sulla pista rossa di Roma. Uno spettacolo da commuovere persino i vigili urbani della capitale, che avevano fermato l’auto guidata da Paolo Valenti: il futuro conduttore di 90° minuto aveva curato la radiocronaca di quei 200 e stava percorrendo la via Olimpica per raggiungere il Palasport, dove avrebbe dovuto occuparsi di boxe. Valenti spiegò: «Pago la multa, ma sono in ritardo, perché sono reduce dalla gara di Berruti e non ho finito di lavorare». E i vigili: «Allora ripeta qui la radiocronaca». Valenti eseguì e fra gli applausi venne perdonato. Il 4 settembre 1979, in apertura di Universiade a Città del Messico, Mennea fece segnare il record europeo dei 100 (10”01), ma il meglio di sé lo diede in chiusura di programma, mercoledì 12 settembre, con il record del mondo dei 200: 19”72, 11/100 in meno del primato di Tommie Smith (1968, sempre in Messico, ma all’Olimpiade). Un tempo che sarebbe resistito fino al 23 agosto 1996, quando Michael Johnson ai Trials di Atlanta fece fermare il cronometro a 19”66. Sembrava fantascienza, ma Bolt ha corso in 19”19 il 20 agosto 2009, salutando gli spettatori in tribuna negli ultimi trenta metri. Il 19”72 di Mennea è ancora record europeo, dopo 41 anni e chissà chi riuscirà a batterlo. Forse Tortu, se e quando deciderà di allungare, per quella che potrebbe essere la gara del futuro e della vita. Senza dimenticare che i 200, con la curva, sono lunghi e non facili da correre.

La forza della tradizione. Settembre è il mese benedetto per i velocisti italiani e Filippo Tortu lo ha confermato a Bellinzona, in un martedì sera perfetto per le condizioni meteo e su una pista magnifica, all’altezza della miglior tradizione svizzera. Non ha vinto, ma il secondo posto in 10”07 (alle spalle del sudafricano Simbine) gli garantisce il miglior crono europeo di questo 2020, così anomalo, da spiegare perché non tutto ha funzionato come si pensava (prima del Covid-19). Senza un piccolo problema al bicipite femorale destro, avvertito ai 50 metri (lo stesso che lo aveva indotto a saltare la finale ai campionati italiani di Padova il 29 agosto), avrebbe avvicinato o battuto il primato italiano (suo con 9”99)., in una volata finalmente magnifica. Il 10”07 è lo stesso tempo con il quale Tortu aveva conquistato il settimo posto nella finale dei 100 al Mondiale di Doha sabato 28 settembre 2019. Del resto è stato proprio in questo mese che Berruti e Mennea hanno fatto la storia. Il «giorno dei giorni» di Livio è datato 3 settembre, il sabato dell’oro olimpico dei 200 metri a colpi di record mondiale (20”5, due volte nello spazio di due ore) sulla pista rossa di Roma. Uno spettacolo da commuovere persino i vigili urbani della capitale, che avevano fermato l’auto guidata da Paolo Valenti: il futuro conduttore di 90° minuto aveva curato la radiocronaca di quei 200 e stava percorrendo la via Olimpica per raggiungere il Palasport, dove avrebbe dovuto occuparsi di boxe. Valenti spiegò: «Pago la multa, ma sono in ritardo, perché sono reduce dalla gara di Berruti e non ho finito di lavorare». E i vigili: «Allora ripeta qui la radiocronaca». Valenti eseguì e fra gli applausi venne perdonato. Il 4 settembre 1979, in apertura di Universiade a Città del Messico, Mennea fece segnare il record europeo dei 100 (10”01), ma il meglio di sé lo diede in chiusura di programma, mercoledì 12 settembre, con il record del mondo dei 200: 19”72, 11/100 in meno del primato di Tommie Smith (1968, sempre in Messico, ma all’Olimpiade). Un tempo che sarebbe resistito fino al 23 agosto 1996, quando Michael Johnson ai Trials di Atlanta fece fermare il cronometro a 19”66. Sembrava fantascienza, ma Bolt ha corso in 19”19 il 20 agosto 2009, salutando gli spettatori in tribuna negli ultimi trenta metri. Il 19”72 di Mennea è ancora record europeo, dopo 41 anni e chissà chi riuscirà a batterlo. Forse Tortu, se e quando deciderà di allungare, per quella che potrebbe essere la gara del futuro e della vita. Senza dimenticare che i 200, con la curva, sono lunghi e non facili da correre.


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