#Fuoriporta, 80 volte il fischietto di Casarin, da Monza-Como agli incarichi Fifa
L’ex arbitro Paolo Casarin, che ha compiuto 80 anni il 12 maggio 2020

#Fuoriporta, 80 volte il fischietto di Casarin, da Monza-Como agli incarichi Fifa

Nella rubrica di Fabio Monti il compleanno dell’arbitro che ha contribuito a cambiare il calcio e che i biancorossi li ha visti da vicino in serie B, durante una sfida con i lariani nel dicembre del 1971. Prima di entrare nella stanza dei bottoni della Federazione calcistica mondiale

Il signor Paolo Casarin, che aveva arbitrato una sola volta il Monza in campionato (0-0 con il Como, serie B, 11 dicembre 1971, dopo un 1-1 in Coppa Italia con l’Atalanta), ne ha fatta di strada ed è per questo che celebrarne gli 80 anni (compiuti il 12 maggio) è un modo per ricordare che molte delle regole del calcio di oggi nascono dalle sue intuizioni. È stato un grande arbitro (200 partite in serie A, quando il campionato era a 16 squadre, esordio il 23 maggio 1971, Bologna-Torino 1-0), con vasto credito all’estero (ha fischiato al Mondiale 1982 e all’Europeo 1988, anno in cui ha chiuso la carriera), ma il meglio lo ha offerto nei sette anni da designatore di A e B, da membro della commissione arbitri della Fifa (sue le designazioni a USA 1994) e da componente della Task Force Calcio 2000, sempre targata Fifa. Dopo il modesto spettacolo di Italia 90 (pochi gol e trionfo del calcio difensivo), era stato Joseph Blatter a chiedere a Casarin di dare più forza al gioco offensivo, riconoscendogli qualità didattiche e conoscenze calcistiche non comuni. Così è nata l’idea di vietare al portiere di prendere la palla con le mani sul retropassaggio di un compagno; del cartellino rosso per il fallo da ultimo uomo in presenza di una chiara occasione da gol; dell’espulsione per il tackle da dietro; dell’indicazione del tempo da recuperare, con cartelli o visori elettronici, in base a criteri oggettivi (un minuto per gli infortuni, 30” per ogni sostituzione). E ancora: stipendio agli arbitri, perché potessero allenarsi come i giocatori. Anche in materia di fuorigioco, la situazione più spinosa del gioco del calcio, Casarin ha avuto un ruolo decisivo, riducendone l’impatto sul match, in base allo slogan per i guardalinee: «Nel dubbio non sbandierare». Espressione che tanto aveva irritato Arrigo Sacchi, in una infuocata riunione (a porte aperte) a Coverciano e che ora è stata ripresa, prima che il coronavirus bloccasse tutto, anche da presidente dell’Uefa, Ceferin. Casarin, grande sostenitore del Var («per aiutare gli arbitri»), è stato il primo e per ora unico dirigente ad autorizzare un arbitro a spiegare pubblicamente le proprie decisioni subito dopo una partita: Pierluigi Collina, Inter-Juve 0-0, 9 marzo 1997, gol prima convalidato e poi annullato a Ganz per fuorigioco. Poi il silenzio.


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