#Fuoriporta, 25 anni di sentenza Bosman: grazie a lei oggi in B ci sono 167 stranieri
Lo stacco di Kevin Prince Boateng contro l’Entella per il momentaneo 2-0

#Fuoriporta, 25 anni di sentenza Bosman: grazie a lei oggi in B ci sono 167 stranieri

Non solo Boateng, che ha realizzato la doppietta contro l’Entella. Nel Monza sono 7 i giocatori «provenienti da federazione estera». Una possibilità garantita dal caso nato con il centrocampista belga, oggi vittima di indigenza e alcolismo

Sono 355 gli stranieri presenti nella rosa della venti squadre di serie A, in rappresentanza di 67 Paesi, 115 in più dei calciatori italiani (240). In B, i giocatori «provenienti da federazione estera» sono 167 (sette nel Monza: Carlos Augusto, José Machin, Boateng, Marin, Maric, Gytkjaer e Mota Carvalho) su un totale di 585 tesserati (28,5%). Nel 1994-1995, c’erano 55 stranieri in A (18 squadre, 424 italiani) e 5 in B (a fronte di 492 italiani). Questa irrefrenabile ricerca di calciatori all’estero poggia su una sentenza che ha appena compiuto 25 anni. Il caso nasce nel 1990, quando Jean Marc Bosman, centrocampista belga (30 ottobre 1964), decide di trasferirsi, a contratto scaduto, dal Liegi al Dunquerque. Il club francese si rifiuta di pagare il cosiddetto parametro, cioè un indennizzo stabilito in base alle norme Uefa da versare al Liegi, pari a un miliardo e duecento milioni di lire. Bosman ricorre alla Corte di appello di Liegi, che nel 1993 rinvia il caso alla Corte europea di giustizia. Venerdì 15 dicembre 1995 la Corte sentenzia che, ponendo limiti alla libera circolazione dei calciatori comunitari all’interno dell’Unione Europea, l’Uefa contravveniva all’art. 48 del Trattato di Roma (1° gennaio 1958). La Corte abolisce qualsiasi limitazione all’impiego dei calciatori comunitari nelle squadre dei Paesi membri dell’Ue, così come le indennità di trasferimento, per chi ha il contratto scaduto. Il 19 febbraio 1996 l’Uefa rende esecutiva la sentenza. L’abbattimento delle frontiere vale per tutti gli sport. In seguito verranno equiparati ai giocatori comunitari anche gli extracomunitari, pur con alcune limitazioni regolamentari. Per uno strano disegno del destino, Bosman, il calciatore che ha prodotto questo terremoto e che a 31 anni non ha più trovato squadra, vive in situazione di grave indigenza, dopo avere rischiato la prigione, per una aggressione nei confronti della compagna e della figlia di lei e dopo essersi sottoposto ad una cura disintossicante in clinica per alcolismo («non uscivo più di casa e bevevo di tutto»). Così in questi giorni ha commentato: «I giocatori, che grazie a me hanno visto aumentare le possibilità di giocare e il loro potere contrattuale, dovrebbero stendermi tappeti rossi, invece i giovani non sanno nemmeno chi sono. C’è chi mi accusa di aver rovinato il calcio, ma non è vero: l’ho solo reso più ricco. Con il risultato che i calciatori guadagnano milioni e io vivo in povertà». La vita agra.


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