Fuori porta, ecco l’ultima follia:  reddito di cittadinanza agli arbitri
Governo reddito di cittadinanza

Fuori porta, ecco l’ultima follia:
reddito di cittadinanza agli arbitri

Rendimento insufficiente o raggiunti limiti di età? Niente paura, l’idea è quella di istituire un fondo per accompagnarli alla pensione. Anche perché, per una sola partita di A, guadagnano “solo” 3800 euro. In una stagione, a un’internazionale anche 200mila euro.

L’ultima trovata della Federcalcio è l’idea lanciata dal presidente degli arbitri, Marcello Nicchi: una specie di reddito di cittadinanza, con durata bi o triennale per gli arbitri che vengono «dismessi» o per rendimento insufficiente o per raggiunti limiti di età. Siccome si parla di un impegno a tempo pieno, quindi si ritiene che si tratti di professionisti nel senso compiuto del termine e non più di dilettanti come in passato, si vorrebbe istituire un fondo per accompagnare l’uscita di scena. Il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, ha fatto finta di non essere d’accordo sull’espressione «reddito di cittadinanza», perché «sa di assistenzialismo», ma ha lasciato intendere di condividere il progetto, per aiutare quegli arbitri che si ritrovano all’improvviso «senza lo stipendio, ma con il mutuo da pagare e i figli da mandare all’università». Detto che evidentemente il 31 ottobre, giornata mondiale del risparmio, non è fra le date che gli arbitri considerano importanti, queste sono le cifre di fischietti e assistenti. Giusto perché ognuno si faccia una propria idea. Oggi gli arbitri guadagnano 3.800 euro per ogni partita di A (al netto 2.100 euro, perché l’aliquota è del 43%), oltre ad una parte fissa che varia in base alla qualifica di internazionale e al numero di gare dirette. Un assistente percepisce 1.080 euro a partita, mentre al quarto uomo vanno 500 euro. L’arbitro Var che si siede davanti alla tv, per assistere il fischietto in campo prende 1.500 euro a gara, mentre all’assistente Avar vanno 700 euro. In sintesi: gli arbitri hanno un contratto con una quota fissa di 30.000 euro per le prime due stagioni in A (nessun fischietto appena inserito nell’organico riesce a raggiungere la soglia delle 25 partite dirette nella prima stagione, e comunque, se anche viene centrato l’obiettivo, il «salto in alto» diventa effettivo dalla stagione successiva); 40.000 euro per tutti i non internazionali, con almeno 25 partite dirette; 80.000 euro per i dieci internazionali. Un fischietto al primo anno può già arrivare ad un introito lordo di 120.000 euro, che, al netto, diventano 70.000, mentre un internazionale può toccare quota 200.000 euro lordi a stagione. Il designatore della Can A, Nicola Rizzoli, guadagna 150.00 euro all’anno e ha a disposizione 21 arbitri e 41 assistenti. L’organico della Can B è formato da 27 fischietti e 42 assistenti, sotto la guida del designatore Emidio Morganti. Il servizio offerto in A e soprattutto in B è tecnicamente modesto, gli errori sono molti, ma tutti tengono famiglia. Aiutiamoli.


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