#FuoriPorta, Chiricò, Anastasio e Cesarini: il Monza ha qualcosa anche del Chacarita
Monza - Sambenedettese 3 - 2: l’esultanza di Armando Anastasio per la rete allo scadere che vale la vittoria (Foto by Fabrizio Radaelli)

#FuoriPorta, Chiricò, Anastasio e Cesarini: il Monza ha qualcosa anche del Chacarita

La capacità di andare in gol nel finale di partita e quell’espressione che ha attraversato i decenni. Contro l’Imolese e, prima, con la Sambenedettese i biancorossi hanno rinfrescato il significato di una tradizione che inizia lontano

Il calcio cambia, e sarebbe sorprendente se non fosse così, ma qualcosa del passato resiste. Ad esempio, va ancora di moda l’espressione «zona Cesarini», coniata dal giornalista Eugenio Danese il 13 dicembre 1931 e che prende il nome da Renato Cesarini, nato a Senigallia l’11 aprile 1906, emigrato a Buenos Aires a quattro anni con la famiglia in cerca di fortuna e rientrato in Italia nel febbraio 1930, per giocare con la Juve, dopo essersi affermato nel Chacarita. Mezz’ala dal ciuffo al vento, in bianconero metterà la firma sui cinque scudetti consecutivi, quelli del quinquennio 1930-1935, diventando uno dei personaggi più amati dai tifosi bianconeri.

È un giocatore di genio e di talento, ama la bella vita, le partite a carte in notturna e le cravatte sgargianti (un centinaio), ma non si fa mai trovare impreparato quando viene l’ora di giocare. Fa in fretta a conquistarsi un posto in nazionale, dove gli capita di risolvere le partite quando sembra che non ci sia più tempo. Gli succede una prima volta a Berna, il 29 marzo 1931: segna il gol dell’1-1 alla Svizzera quando mancano cinque minuti alla fine. Ma si migliora otto mesi e mezzo dopo, il 13 dicembre, a Torino, in Italia-Ungheria. All’ultimo minuto il risultato è ancora di 2-2, il pubblico (40.000 spettatori) sta già sfollando, un po’ deluso. Cesarini ruba il pallone al compagno di squadra Costantino, entra in area, con un paio di finte mette a sedere tre avversari, tira, centra il bersaglio ed è la rete che ne fa il risolutore delle situazioni estreme e che lo fa passare alla storia, con una definizione che non invecchia, come il «gol alla Meazza», quando qualcuno segna dopo aver dribblato anche il portiere.

Cesarini è stato anche un ottimo allenatore, divenuto famoso per aver scoperto, lanciato e allenato prima Giampiero Boniperti e poi Omar Sivori (River Plate e Juve), ai quali aveva insegnato l’arte del tunnel. È morto a Buenos Aires il 24 marzo di cinquant’anni fa, per un’embolia, dopo un intervento chirurgico al cervello, dal quale sembrava si fosse ripreso bene. Il Monza, per una strana coincidenza, proprio domenica ne ha ricordato involontariamente la storia, segnando il gol del 3-1 all’Imolese con Chiricò, andato in rete al 48’ della ripresa, dunque in piena zona Cesarini. Anche se il meglio, fra le soluzioni al fotofinish, ha conciso con il 3-2 alla Sambenedettese, prodezza di Anastasio al 51’ del secondo tempo, quando il pullman per tornare a casa stava già scaldando il motore. Era il 2 febbraio, la prima gara del Monza tutto nuovo.


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