FuoriPorta: arrivano gli auricolari, ma l’orologio? No a una Var che addormenta il gioco
Un arbitro

FuoriPorta: arrivano gli auricolari, ma l’orologio? No a una Var che addormenta il gioco

Una partita che si ferma sei minuti non è uno spettacolo che interessa, soprattutto nel calcio del terzo millennio. Anche perché non sempre si riescono comunque a fugare tutti i dubbi. Anzi.

Arrivano anche in Lega Pro, da questo fine settimana, gli auricolari, così arbitro e assistenti potranno capirsi meglio e più in fretta. Una volta il direttore di gara era abituato a buttare un occhio ai guardalinee, se sospettava qualche irregolarità, e questi mettevano la bandierina in posizione orizzontale per richiamare l’attenzione. Seguiva breve consulto e si procedeva di conseguenza, senza ricorrere alla tecnologia. Ma questa è una storia che appartiene a un calcio vecchio e datato. Non tutte le innovazioni, però, sembrano entusiasmare chi va allo stadio. Nemmeno il Var, che, secondo alcuni, dovrebbe risolvere tutti i problemi del mondo calcistico e portare la giustizia sui campi del globo. Se è vero che martedì 5 marzo, il pallone giocato dall’Ajax nell’azione del terzo gol al Real non era completamente uscito dalla linea laterale, come ha lasciato intendere l’arbitro al video (Dankert), non segnalando nulla a quello centrale (Brych), che aveva convalidato in diretta la rete, è altrettanto vero che domenica 3 marzo, il pubblico di Ferrara ha votato la sfiducia al Var.

In Spal-Sampdoria 1-2, con i liguri in vantaggio di due gol, al 15’ della ripresa, la rete segnata da Floccari è stata prima convalidata dall’arbitro Pasqua e poi annullata per un fuorigioco giudicato influente di Petagna, su segnalazione del «varista» Manganiello. A parte che la decisione resta discutibile, per far riprendere la partita è stata necessaria una consultazione di sei minuti e non soltanto per i problemi agli auricolari. Per questo molti dei tifosi della Spal hanno lasciato lo stadio e sono andati a casa. Come dire: una partita che si ferma sei minuti non è uno spettacolo che ci interessa e se questo è il calcio del terzo millennio a noi non piace. Fermare il gioco per tanto tempo ha due significati. Il primo: o gli arbitri non capiscono oppure l’episodio è indecifrabile e allora non ha senso aprire un dibattito fra arbitro in campo e arbitro alla tv. Il secondo: il protocollo, al quale ci si appella sempre, parla di intervento necessario in caso di errori «chiari ed evidenti».

Non si capisce come possa essere chiaro un errore non evidente e quindi i due aggettivi sono una ripetizione inutile, ma, detto questo, una discussione di sei minuti autorizza a credere che l’errore di Ferrara non poteva essere né chiaro né evidente. Si va verso un calcio iper tecnologico, ma le opinioni continuano a prevalere sui fatti. L’unica certezza è la cosiddetta Glt, che segnala se un pallone è entrato oppure no. Il resto sono chiacchiere da bar. Come prima, più di prima.


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