Vimercate, la coop Aeris fa quadrato e ricapitalizza: così si tutelano i posti
Il Cda Aeris. Da sinistra: Cristina Romanelli, Jacopo Colombo, Paola Fontana, Paola Orso, Arianna Ronchi (Presidente),Giacomo Garghentini, Giovanna Colnago

Vimercate, la coop Aeris fa quadrato e ricapitalizza: così si tutelano i posti

L’esperienza di Aeris, cooperativa di Vimercate che si occupa soprattutto di sostegno scolastico. Chiamati a raccolta i soci per ricapitalizzare. Anche alcuni lavoratori si sono associati per dare il loro contributo. Nel Cda 5 su 7 sono donne

Un Consiglio di amministrazione con cinque donne su sette. E una coop che, in un momento di particolare difficoltà, ha saputo fare appello ai valori costitutivi della cooperazione, diventando un modello di resilienza. Sì, perché questo è successo all’Aeris di Vimercate, attiva in Brianza e nel Trezzese, soprattutto negli ambiti dell’assistenza educativa scolastica e dell’accoglienza ai migranti: di fronte alla crisi scatenata dalla pandemia ha serrato i ranghi, ha chiamato a raccolta i soci, dando il via a un processo di capitalizzazione che ha portato ad aumentare il capitale sociale di 500mila euro.

«Noi siamo stati molto penalizzi dalla crisi -spiega Arianna Ronchi presidente di Aeris- La sospensione delle attività si é riversata su di noi come una slavina. C’é stato tutto un lavoro con le reti di cui facciamo parte e con i committenti con l’obiettivo di mantenere la struttura senza tagliare. Ci sono stati dei lavoratori non soci che si sono associati per partecipare alla capitalizzazione». Niente esuberi, insomma. Anzi la volontà di proseguire il cammino insieme. La coop, d’altra parte, é una realtà consolidata, in particolare nel Vimercatese: dà lavoro a 700 persone e vanta 600 soci e un fatturato di 13 milioni di euro, grazie al quale rientra nella Top 500+, la classifica delle 800 migliori aziende brianzole stilata ogni anno da Assolombarda e da il Cittadino. Il suo core business é quello del sostegno in ambito scolastico, attività nella quale sono impegnate 400 persone che operano in collaborazione con i servizi sociali e con le scuole per definire un piano personalizzato per seguire al meglio gli alunni che sono in difficoltà.

«Un compito che viene svolto cercando di sviluppare le competenza del contesto e del gruppo, con un lavoro sui bambini e sulle loro classi- racconta Arianna Ronchi-coinvolgendo famiglia, comunità e scuola. Un’assistenza educativa che viene realizzata non solo in classe ma anche in altri spazi, andando a fare attività, ad esempio, nelle biblioteche o nelle palestre». Una integrazione concreta, quindi, che prende forma in tutti gli ambiti di vita dei bambini, quelli che hanno bisogno del sostegno e quelli che vivono con loro l’esperienza della scuola. Un settore nel quale la coop ha impegnato molte energie, anche con la creazione di gruppi di lavoro per l’innovazione, per l’individuazione di buone prassi che rispettino anche gli standard europei. Quello della scuola e di questi servizi in particolare ha risentito da subito della diffusione del virus. Ma anche qui, nonostante le difficoltà, la risposta non si é fatta attendere:

«Abbiamo cercato subito soluzioni alternative per non abbandonare i ragazzi - ricorda la presidente della coop - nel giro di due settimane abbiamo realizzato una piattaforma con contenuti di tutti i tipi destinati alla scuola e alla famiglia per non lasciarli soli, per non spezzare il legame con loro».

Un patrimonio di conoscenze entrato ora stabilmente a far parte del know how della cooperativa. Aeris non opera da sola, ma in rete con il consorzio Csl di Cavenago e Consolida di Lecco. Aderisce a Lega coop e opera in stretta collaborazione con Confcooperative: la Ronchi, tra l’altro, a parte del comitato brianzolo di quest’ultima associazione. E anche nell’altro suo importante ambito di attività, quello dell’accoglienza dei migranti, ha lavorato all’interno della rete Bonvena e con il Consorzio Comunità Brianza.

In questo compatto é arrivata ad avere 60/70 operatori, cercando di applicare un modello di integrazione diffusa senza creare ghetti ma accogliendo in centinaia di appartamenti (in tutta la Brianza, in particolare nel Vimercatese ma anche a Monza e Brugherio) tre o quattro persone alla volta, massimo sei o sette. “L’idea di essere parte della comunità é vincente - chiosa Ronchi- infatti non abbiamo dovuto affrontare situazioni particolarmente critiche. Ora l’attività da questo punto di vista si é ridotta, assistiamo a una evoluzione del modello”. L’accoglienza é ancora un obiettivo ma gli interventi vengono declinati puntando sulla mediazione e sull’inserimento.


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