Solaro e il caso Electrolux

Scioperi e incontro al ministero

Solaro e il caso Electrolux  Scioperi e incontro al ministero

“Se all’Electrolux passa il salario dimezzato, da lì inizia il massacro sociale”. L’ha scritto il giornalista Gad Lerner alla luce del piano presentato da Electrolux per voce dei sindacati per i quattro stabilimenti italiani, Solaro compresa. Le reazioni di Maroni, del ministro Zanonato, dell’azienda.

“Se all’Electrolux passa il salario dimezzato, da lì inizia il massacro sociale”. L’ha scritto il giornalista Gad Lerner lunedì sera alla luce del piano presentato da Electrolux per voce dei sindacati per i quattro stabilimenti italiani, Solaro compresa.

Un piano con salari dimezzati, taglio di ore lavorate, blocco dei pagamenti delle festività e degli scatti di anzianità, riduzione delle pause. Un taglio da 1.400 euro al mese in media a circa 700-800 euro. E che lunedì è passato come una operazione per il ridurre il gap con il costo del lavoro degli operai occupati in Polonia.

“Avremo tempo e modo di ragionare più a fondo sulla condizione posta dalla direzione svedese della Electrolux ai sindacati italiani: una riduzione drastica, quasi della metà, dei salari, per metterli alla pari con quelli polacchi, o altrimenti la chiusura degli stabilimenti - ha specificato Lerner sul suo blog (vai) - Spero sia a tutti evidente quale sarebbe la conseguenza immediata dell’accettazione di questo ricatto: dall’indomani in molte aziende del nostro paese comincerebbe la corsa a tagliare i salari, in barba ai contratti stipulati. Non credo di abusare di una parola forte se dico che ciò significherebbe l’avvio del tante volte evocato massacro sociale”.

Sciopero a Solaro - Una reazione forte, insieme a quelle dei lavoratori e della politica. Circa 500 lavoratori dello stabilimento di Solaro martedì hanno presidiato per tutto il giorno l’ingresso dell’azienda con bandiere e striscioni. Mentre si sono rincorse voci di chiusura per il sito di Porcia, in provincia di Pordenone, e proteste hanno interessato anche Susegana e Forlì.

Il ministro e il tavolo di mercoledì - Porcia non chiude, è un’informazione falsa, anche Porcia rimarrà aperta”, ha detto il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato.

E poi, invitando alla chiarezza sui numeri, ha continuato: “Siamo il terzo paese produttore di elettrodomestici al mondo e il terzo esportatore, non è quindi il mercato interno che garantisce l’industria del bianco, è il mercato mondiale: adesso - ha aggiunto - sono un po’ tutti in difficoltà perché in questi anni si sono affacciati nuovi produttori con prodotti di buona qualità e costi decisamente inferiori. Vediamo di fotografare la situazione, poi il ministero eserciterà la propria funzione di mediatore”.

Un incontro è in programma al ministero alle 15 di mercoledì 29 gennaio. Gli obiettivi sono tre: mantenere le unità produttive, salvare i posti di lavoro e difendere i redditi delle famiglie.

Maroni - “Sulla vicenda Electrolux: bene da parte del Ministero convocazione tavolo, risponde a nostra richiesta, Regione presente”, ha twittato il presidente della Lombardia Roberto Maroni.

“Sono contento di apprendere che il ministro Zanonato si sia deciso a convocare un tavolo per la questione Electrolux, tavolo che chiedevamo da quattro mesi - ha specificato Maroni in una nota - Mi spiace però che domani non potrò essere presente, visto che sarò a Bruxelles, insieme al presidente del Consiglio Enrico Letta, per presentare ufficialmente Expo 2015 al Parlamento Europeo e alla Commissione Europea. Capisco l’urgenza, ma almeno il ministro avrebbe potuto informarsi prima di diramare la convocazione. In ogni caso la Regione Lombardia sarà adeguatamente rappresentata”.

La posizione dell’azienda - L’azienda svedese ha precisato in una nota le linee guida del piano presentato lunedì ai sindacati nella riunione di Mestre: “Prevede una riduzione di tre euro all’ora. In termini di salario netto questo equivale a circa 8% di riduzione, ovvero a meno 130 euro mese. È stata anche avanzata l’ipotesi - prosegue la nota di Electrolux - di raffreddare l’effetto inflattivo del costo del lavoro, responsabile del continuo accrescere del gap competitivo con i paesi dell’est Europa, attraverso il congelamento per un triennio degli incrementi del contratto collettivo nazionale di lavoro e degli scatti di anzianità. Ovviamente l’azienda ha dato piena e ovvia apertura a considerare altre forme di riduzione del costo del lavoro con minori o, se possibile, nulle conseguenze sui salari”.

Nella nota si ribadisce inoltre che “il regime di sei ore assunto come base per tutti i piani industriali è da considerarsi con applicazione della solidarietà, come da accordi sottoscritti e dei quali si auspica il prossimo rinnovo”.


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