Seregno, Vetreria Paci tra i leader in Italia del vetro opacizzato
Maurilio Paci davanti al vetro trasparente (Foto by Paolo Colzani)

Seregno, Vetreria Paci tra i leader in Italia del vetro opacizzato

Innovazione e ricerca alla base del lavoro dell’azienda brianzola: un vetro trasparente che all’occasione diventa opaco garantendo la privacy

In un periodo congiunturalmente negativo sul piano economico da un po’, con l’aggravante della pandemia che ha complicato ulteriormente la situazione, le capacità di ricerca e di essere vigili sul mercato sono diventate ancora più preziose per un’azienda.

Lo dimostra la Vetreria Fratelli Paci, con sede in via Messina a Seregno, che ha quasi un secolo di attività alle spalle, considerando i percorsi che hanno visto protagonisti prima il papà Ugo Paci e poi i suoi figli. Proprio la storica realtà seregnese è tra le poche in Italia a proporre alla sua clientela un vetro di sicurezza stratificato, con pellicola a cristalli liquidi, ideale per ambienti di lavoro come le sale riunioni o gli uffici direzionali, che necessitano spesso e volentieri di momenti all’insegna della privacy.

«La prima a produrre questa tipologia di vetro -spiega Maurilio Paci, uno dei fratelli a capo della Vetreria seregnese- è stata la Saint-Gobain, multinazionale con sede in Italia a Pisa, leader mondiale nel settore vetrario, che lo ha anche brevettato. Scaduto il brevetto, anche noi ci siamo impegnati per inserirci in questo solco e con l’abnegazione e la ricerca, che sono nostre caratteristiche, siamo riusciti a centrare il nostro obiettivo».

L’analisi entra quindi nel concreto: «Stiamo parlando di un vetro trasparente, che all’occorrenza però si opacizza. Determinante è il ruolo della corrente elettrica: quando la si utilizza, i cristalli liquidi assumono una posizione ordinata ed il vetro è trasparente, senza la corrente i cristalli si posizionano in modo disordinato ed il vetro diventa opaco. I colori del vetro possono essere diversi». La soddisfazione a questo punto si impadronisce della scena: «In Italia, siamo soltanto in tre o quattro a realizzare questo prodotto, che è di alto livello ed è figlio, torno a ripeterlo, della nostra capacità di ricerca. Una capacità di cui siamo evidentemente orgogliosi».


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