Monza, il caso  Acsm-Agam fa scuola: modello di multiutility da replicare e esportare
Convegno multiutility a Palazzo Lombardia: Paolo Soldani e Paolo Busnelli, Acsm Agam (Foto by Paolo Cova)

Monza, il caso Acsm-Agam fa scuola: modello di multiutility da replicare e esportare

Il caso Acsm-Agam e la multiutility dei territori è stato analizzato in un convegno al Pirellone: un modello da esportare da Monza e Brianza a eventuali altre future aggregazioni.

Per il mese di novembre sarà pronto il primo piano industriale della Acsm-Agam “allargata”, frutto dell’aggregazione con Monza e Como delle aziende di servizi locali di Lecco, Sondrio, Varese, Valtellina e Valchiavenna. E una lettera d’intenti è già stata spedita a Busto Arsizio per eventuali future aggregazioni: «Noi stiamo studiando i loro conti, loro i nostri», sorride Paolo Busnelli, dal primo luglio presidente di Acsm-Agam.

E il caso della multitutility dei territori, come è stata chiamata, è stato analizzato mercoledì mattina in un convegno al Pirellone organizzato dall’Anci (Associazione nazionale dei Comuni). Già, perché questo modello, che si è peraltro realizzato in poco più di un anno a dispetto delle lungaggini politiche e burocratiche, potrebbe anche allargarsi e essere replicato.

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Un esempio, a dire il vero c’era già: Linea Group Holding, che ha aggregato tre anni fa le utility della Bassa lombarda. Ma Acsm-Agam, come hanno sottolineato tutti i relatori, rappresenta un caso unico: nessuno ha venduto, tutti hanno apportato qualcosa. E lo spauracchio del socio industriale A2A che avrebbe colonizzato tutti gli altri non s’è appalesato.

«Attenzione agli enti locali, efficienza, identità dell’azienda, partner industriale forte e tutela del territorio - hanno rilevato il presidente regionale Attilio Fontana e il suo vice Fabrizio Sala aprendo il convegno - possono portare benefici ai territori e permettere la concorrenza anche a livello internazionale».

Le sfide non mancano: la fine del servizio di maggior tutela nell’energia elettrica, le gare per gli ambiti per la distribuzione del gas, il servizi idrico, i bacini sovraccomunali per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti, la regolazione dei servizi a rete (tariffe), le smart cities (la cui business unit di Acsm-Agam, ha ricordato il sindaco monzese Dario Allevi, ha sede proprio a Monza, che è anche sede principale della multiutility).

Multiutility con numeri di tutto rispetto: cinque province, 900mila abitanti serviti tra gas, energia, acqua, rifiuti, teleriscaldamento, 850 dipendenti. Ricavi a quota 400 milioni. Con caratteristiche peculiari: maggioranza del capitale in mano ai comuni; guida industriale del socio A2A, apertura al mercato (quotazione in Borsa, modello organizzativo disegnato sui territori.

«Nel disegnare la multiutility - ha spiegato il presidente di A2A Giovanni Valotti - siamo partiti dal fondo: quale assetto aziendale ci può dare innovazione, investimenti, occupazione, uso efficiente del risorse, valorizzazione degli enti locali, sostegno alle loro iniziative e magari dividendi? Solo dopo abbiamo individuato le aziende da aggregare. Qui sta la novità del modello: A2A resta com’era ma aggrega aziende più piccole ma legate fortemente ai territori. Il partner industriale non ha carta bianca: le scelte strategiche sono condivise coi soci (i Comuni) attraverso maggioranza qualificate».

Il pensiero non può non andare, a livello Brianza, alla seregnese Gelsia, tuttora da sola: «Gelsia è in buona salute - ha detto Valotti - ma questa salute è in grado di mantenerla nei prossimi anni? Purtroppo lo scenario dei servizi pubblici, in generale, è di margini decrescenti. Va fatta attenzione ai tempi: non si possono aspettare decenni».

«Il nostro mercato - ha rincarato l’amministratore delegato di A2A, Valerio Camerano - coincide con la cittadinanza. Interessi pubblici e privati possono coincidere nel garantire i servizi. E qui molti dei sindaci coinvolti nella nuova multiutility hanno dimostrato coraggio e lungimiranza».

«Il nuovo piano industriale - ha annunciato Paolo Soldani, amministratore delegato di Acsm -Agam - punta a 90 milioni di redditività con 500 milioni di investimenti nei prossimi anni allargandosi a nuovi settori: illuminazione pubblica, mobilità elettrica, pali intelligenti che diano informazioni e wifi, information technology. Con l’obiettivo di creare valore e assicurare dividendi ai soci».

Una aggregazione che, come detto, si è sviluppata in diciotto mesi con un percorso netto fatto superando campanilismi, sospetti, gelosie, difficoltà burocratiche. E, non ultimi, raccogliendo i pareri e il via libera dei Consigli comunali, dove nulla è scontato.

«Nel nord della Lombardia c’erano A2A (Milano e Brescia) e Acsm-Agam - ha ricordato Gianpaolo Chimenti della Pwc (Pricewaterhouse Coopers), l’advisor congiunto che ha seguito per conto di tutte le aziende l’intero processo - Il resto delle utility era tutto frammentato. A inizio del 2017 si è partiti con l’idea di dare una nuova prospettiva industriale garantendo continuità nei servizi e nei territori, mantenendo la competitività, alla luce della solidità industriale delle aziende coinvolte. Il tutto garantendo l’occupazione, dando innovazione (difficile da perseguire da un piccolo Comune da solo) e creando valore (dividendi)».

Già ad aprile 2017 circolava una lettera d’intenti da sottoporre ai rispettivi soci. A dicembre 2017 le delibere di indirizzo dei Comuni. Il via libera all’accordo quadro arriva nel gennaio 2018, accordo approvato nei Comuni in febbraio. Ad aprile le assemblee straordinarie delle società danno una spinta decisiva per il closing, avvenuto a giugno. Dal 1° luglio la nuova società è operativa.

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