Fatturazione elettronica: dal primo gennaio si cambia, ecco come funziona
La fatturazione elettronica entra in vigore per gran parte dei pagamenti

Fatturazione elettronica: dal primo gennaio si cambia, ecco come funziona

Tutto quello che occorre sapere sulla fatturazione elettronica, che entra in vigore il primo gennaio 2019.

È ormai conto alla rovescia per l’E-day, l’entrata in vigore dell’obbligo di fatturazione elettronica anche tra privati, stabilito per il primo gennaio 2019. Una data che in questi ultimi mesi ha messo in agitazione non poche categorie economiche, soprattutto quelle formate da piccoli commercianti e artigiani.

In sostanza dal primo gennaio tutte le fatture emesse tra soggetti residenti o stabiliti in Italia dovranno essere in formato elettronico. Sia che riguardino cessioni di beni e prestazioni di servizi effettuate tra due operatori con partita Iva, sia che la cessione o prestazione avvenga tra un operatore Iva e un consumatore finale (ad esempio: la fattura emessa da un idraulico che viene a casa a farmi una riparazione).

A governare la ricezione e lo smistamento delle fatture elettroniche (che quindi dovranno essere emesse tramite computer, tablet o smartphone) è l’Sdi, il Sistema di interscambio gestito dall’Agenzia delle Entrate, una sorta di Grande Fratello che fa da postino tra chi emette e chi deve ricevere le fatture. L’Sdi riceve una fattura elettronica, controlla i dati fiscali e il “codice destinatario” o la posta elettronica certificata (pec) del destinatario, nonché il numero di partita Iva del prestatore e la partita Iva o codice fiscale del destinatario (tutti dati che la fattura elettronica deve contenere). Quindi, se tutto è in regola, inoltra la fattura al destinatario. «Il sistema -spiega Enrico Brambilla di Confartigianato Milano Monza e Lodi- è già attivo da anni per le fatture nei confronti delle pubbliche amministrazioni, ma ora sarà messo a dura prova per i miliardi di fatture che dovrà processare».

Cosa succede se il destinatario della fattura non è dotato di codice destinatario o di pec, come succede per la gran parte dei privati? L’idraulico di cui sopra -e il cliente- cosa devono fare? «L’idraulico -spiega Brambilla- deve entro dieci giorni dalla prestazione emettere fattura elettronica contenente codice fiscale e indirizzo del cliente e inviarla all’Sdi. Contemporaneamente consegna fattura cartacea al cliente (salvo che il cliente possieda una pec, e allora gli potrà mandare la fattura in via elettronica)». Tra imprese, invece, il destinatario delle fatture le recupera all’indirizzo telematico (presso l’Agenzia delle Entrate o presso un provider da lui incaricato o nella pec) che lui stesso ha indicato al fornitore. In ogni caso comunque la fattura transita dallo Sdi.

Ma qual è la ratio di tutto questo? «Innanzitutto il risparmio di carta e la progressiva digitalizzazione delle imprese -risponde Brambilla-: meno faldoni, meno armadi d’archivio. Senz’altro c’è anche un intento antievasione: sono stati negati slittamenti all’entrata in vigore della normativa proprio perché il governo si attende maggiori entrate per circa due miliardi. E tramite lo Sdi è indubbio che l’incrocio dei dati in sede di controllo è più facile. C’è però da dubitare che possa servire a snidare il nero: chi non fa fattura adesso, difficilmente farà la fattura elettronica».

Tra le categorie esonerate gli operatori Iva che lavorano in regime forfettario (meno di 65mila euro l’anno di ricavi) o in “regime di vantaggio”, gli operatori medici (per questioni di privacy sulle malattie, ma già trasmettono i dati tramite tessera sanitaria), i piccoli produttori agricoli. Tutti costoro però, se lo vorranno, potranno emettere fatture elettroniche.

Quali i timori maggiori di chi ora avrà l’obbligo? «Un terzo circa dice di non aver tempo per seguire la novità; poi ci sono quelli che magari già usano programmi gestionali ma temono di sbagliare: per costoro non cambia tanto, se già usano programmi; infine chi si lamenta di dover affrontare nuove spese (acquisto di programmi o di abbonamenti con provider). Per tutti le associazioni di categoria hanno organizzato in questi mesi corsi di preparazione e di conservazione delle fatture. In ogni caso per i primi 9 mesi in caso di errori non saranno applicate sanzioni».

Chi infine non è tenuto a fatturare ma emette solo scontrini o ricevute fiscali può andare avanti così ma dovrà organizzarsi: dal 1° gennaio 2020 dovrà trasmettere al termine di ogni giorno all’Agenzia delle Entrate il totale degli incassi giornalieri. «L’obbligo però -avverte Brambilla- scatta già dal 1° luglio 2019 per quegli operatori che hanno un giro d’affari oltre i 400mila euro annui».


Il primo gennaio si parte «ma siamo arrivati lunghi -conclude Brambilla-: il limite dei 65mila euro è frutto di trattative nella Manovra 2019, le case di software si sono attrezzate in ritardo, ci vorranno mesi per andare a regime».


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