Assolombarda e la fabbrica del futuro: sarà innovativa, sostenibile, iperconnessa
Alberto Dossi, Vicepresidente Assolombarda con delega alle Politiche Industriali; Antonio Calabrò, Vicepresidente Assolombarda con delega a Affari Istituzionali, Organizzazione, Cultura e Legalità; Ferruccio Resta, Rettore Politecnico di Milano

Assolombarda e la fabbrica del futuro: sarà innovativa, sostenibile, iperconnessa

I vicepresidenti di Assolombarda Alberto Dossi e Antonio Calabrò, insieme al rettore del Politecnico Ferruccio Resta, hanno presentato il libro bianco “Il Futuro della Fabbrica”. Ecco le raccomandazioni per dare prospettive alle aziende e garantire il loro sviluppo.

La fabbrica del futuro dovrà essere innovativa, sostenibile, iper-connessa. Ma anche agile, flessibile, resiliente e affidabile. La disegna così il libro bianco “Il Futuro della Fabbrica”, presentato nella sede milanese di Assolombarda, da Alberto Dossi, vicepresidente di Assolombarda con delega alle Politiche Industriali (oltre che presidente del Gruppo monzese Sapio), Antonio Calabrò, vicepresidente di Assolombarda con delega agli Affari Istituzionali, Organizzazione, Cultura e Legalità, Ferruccio Resta, rettore del Politecnico di Milano.

Un libro frutto della sinergia dell’associazione degli industriali milanesi e monzesi (oltre che degli imprenditori di Lodi e da aprile anche Pavia) con il Politecnico, realizzato anche con il contributo di esperti che fanno capo a imprese, università, centri di ricerca. Un testo che individua scenari, parlando di tecnologia e di visione, che vuole fornire spunti di riflessione utili a orientare le scelte degli imprenditori, dei policy makers cui toccano scelte politiche e sociali, della società civile come soggetto che può tarre beneficio dall’evoluzione della fabbrica.

«Oggi i nuovi assetti geopolitici ed economici mondiali stanno imponendo una seria riflessione sulle priorità strategiche dei prossimi anni – ha dichiarato Alberto Dossi, Vicepresidente di Assolombarda con delega alle Politiche Industriali –. L’Italia, che è la seconda manifattura d’Europa e la settima a livello mondiale, non può abdicare al proprio ruolo. Occorre, quindi, un’agenda di priorità e un Piano di Politica Industriale Nazionale. È un atto di responsabilità per rilanciare e guidare il futuro economico e sociale del Paese, un investimento di lungo termine essenziale per non restare indietro nella competizione globale».

Le raccomandazioni contenute nel volume, insomma, non vogliono essere un elenco di belle intenzioni ma elementi di cui tenere conto per programmare lo sviluppo delle aziende e il loro avvenire. Ecco quali sono: prima di tutto mantenere la persona al centro, per assicurare, alla luce anche delle nuove tecnologie, un ambiente di lavoro che massimizzi l’intelligenza creativa e distintiva dell’attività umana, anche per attrarre e trattenere i giovani talenti.

In questo contesto la formazione viene ritenuto un asset fondamentale proprio per lo sviluppo della competitività delle imprese che devono agire insieme al sistema educativo per condividere gli obiettivi formativi.

Ma si parla anche di diffondere a tutti i livelli la cultura del cambiamento, della necessità di essere leader nella responsabilità, raccogliendo le grandi sfide ambientali e sociali, poichè la fabbrica del futuro ha il compito di perseguire una crescita di lungo periodo sostenibile, valutando a tutti i livelli gli effetti delle proprie politiche.

Deve essere anche una fabbrica che sfrutta la convergenza tecnologica, combinando tutte le tecnologie, che sa dare valore ai dati, in grado di diffondere una cultura della sicurezza infromatica. Insomma una fabbrica che diventa il nodo di una rete e parte di un ecosistema, composto da altre imprese, clienti, fornitori, ma anche istituzioni e altri attori economici.

Tutto questo non può realizzarsi senza promuovere l’innovazione del Sistema Paese, che deve progredire in termini di infrastrutture e di integrazione degli ecosistemi e delle filiere, deve darsi norme efficaci, stabili e chiare, garantire tempi certi e rapidi nella gestione dei processi operativi, sia pubblici che privati. Un sistema che sappia sviluppare una politica industriale e che non potrà farlo senza un partner pubblico affidabile. Per questo occorrono investimenti per l’ammodernamento tecnologico e digitale della Pubblica Amministrazione e un generale adeguamento delle infrastrutture, fisiche e digitali.


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