Vimercate, obitorio temporaneo nella chiesa di Santo Stefano: la città piange sette morti alla rsa San Giuseppe di Ruginello
Vimercate: la chiesa di Santo Stefano (Foto by Martino Agostoni)

Vimercate, obitorio temporaneo nella chiesa di Santo Stefano: la città piange sette morti alla rsa San Giuseppe di Ruginello

Sono saliti a sette nell’ultima settimana i decessi nella casa di riposo San Giuseppe di Ruginello di Vimercate. E da giovedì in città è stato autorizzato l’uso della chiesa di Santo Stefano come obitorio temporaneo.

Sono saliti a sette nell’ultima settimana i decessi nella casa di riposo San Giuseppe di Ruginello di Vimercate. Ma le misure organizzate all’interno della struttura, a partire dall’allestimento di un’area isolata per i malati, stanno contenendo l’emergenza.

Dopo il primo caso positivo al covid-19 riscontrato tra gli ospiti dell’Rsa vimercatese il 5 marzo, che ha portato al decesso di un primo ospite l’11 marzo dopo il trasferimento al Policlinico di Monza, all’interno della casa di riposo che ha 124 degenti ci sono stati altri casi di anziani che hanno manifestato febbre e altri sintomi del contagio e, fino a mercoledì, i morti sono arrivati a essere sette.

Da metà settimana non ci sono stati nuovi ospiti con sintomi né si sono verificati ulteriori decessi, ed entrambi sono segnali che fanno ritenere che le precauzioni prese contro l’epidemia all’interno della casa di riposo stiano dando risultati efficaci: per gli ospiti che manifestano sintomi sospetti di contagio è stata predisposta un’area isolata dal resto della struttura, inoltre l’Rsa è in costante contatto con i medici e presidi sanitari del territorio, oltre ad avere al suo interno personale qualificato alle cure. Un problema che inoltre dovrebbe essere superato in questi giorni è quello dei tamponi perché finora, a parte per il primo ospite trasferito al Policlinico e sottoposto ad analisi che hanno confermato il covid-19, tra gli ospiti del San Giuseppe non c’è stata possibilità di fare le verifiche di conferma del contagio.

«Dopo le richieste presentate ad Ats abbiamo avuto conferma di ricevere i tamponi da poter eseguire sui nostri ospiti – spiega Carla Riva, presidente della della fondazione Casa Famiglia San Giuseppe onlus – Finora è stato infatti difficile identificare i casi: ci sono stati episodi di febbri che si sono rivelate causate da disturbi gastrointestinali, e poi ci sono i dubbi sugli asintomatici. Finora non abbiamo avuto certezze. Però dopo le misure prese, come l’isolamento dei casi sospetti, stiamo iniziando a vedere un calo dei decessi».

La situazione resta critica ed è continuamente sotto controllo delle autorità sanitarie, mentre per tutti gli ospiti sono costanti i contatti e le informazioni con le rispettive famiglie.

Da questa settimana l’Rsa San Giuseppe apre uno specifico sportello dedicato alle comunicazioni coi familiari mentre «in tutti i casi in cui dovessero emergere situazioni critiche – spiega Carla Riva – condividiamo le scelte con i parenti. Affrontiamo caso per caso, ma la situazione è critica ovunque e per fare dei trasferimenti in strutture ospedaliere dobbiamo ricevere da loro la disponibilità a poter prendere nuovi pazienti».

I segni più drammatici dell’emergenza intanto da questa settimana arrivano nel cuore di Vimercate. Da quando giovedì è stato autorizzato l’uso della chiesa di Santo Stefano come obitorio temporaneo, come luogo di ricovero delle bare perché la camera mortuaria dell’ospedale non è più sufficiente a contenerle tutte. Mercoledì la direzione dell’Asst di Vimercate ha fatto la richiesta al sindaco Francesco Sartini di avere la disponibilità in città di un ricovero per le salme, una necessità che dal municipio è stata estesa a don Mirko Bellora, responsabile della Comunità pastorale di Vimercate e del decanato, che ha messo a disposizione la chiesa medioevale. Un luogo simbolico per tutti i vimercatesi e «dover portare le bare nel cuore della città – commenta don Mirko - è un gesto che sta colpendo la gente. Santo Stefano è una chiesa del decimo secolo, ha vinto tante battaglie e vincerà anche questa. Stavolta però è dura, ma bisogna avere speranza. Bisogna anche capire il dolore di questo momento e quindi pensare a un mondo più solidale per il futuro. È come il sabato santo: o la va o la spacca, ma io ci credo».

La chiesa resta chiusa a tutti finché svolgerà la funzione di camera mortuaria, sono vietati anche i commiati di parenti che hanno le salme dei propri defunti all’interno. «È una soluzione di emergenza che sarà limitata a pochi giorni – ha spiegato giovedì in un messaggio Sartini - Ma ci conforta sapere che i nostri fratelli sono riparati nella chiesa cui siamo affezionati. Ringrazio di cuore don Mirko Bellora, per aver acconsentito a riparare le salme che non trovano posto nell’obitorio dell’ospedale». Al San Gerardo di Monza i pazienti ricoverati a ieri (da tutta la Lombardia) sono 430, 46 in terapia intensiva che avrà in dieci giorni altri 40 posti letti riservati.


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