Vaccino Covid di Monza, manca ancora l’autorizzazione Aifa ai test: «Ci fanno perdere tempo»
Lucio Rovati, direttore di Rottapharm Biotech

Vaccino Covid di Monza, manca ancora l’autorizzazione Aifa ai test: «Ci fanno perdere tempo»

La sperimentazione di Fase 1 sul vaccino Rottapharm Biotech -Takis attende ancora l’autorizzazione di Aifa, l’Agenzia italia del farmaco: chiesta ulteriore documentazione. «Demoralizzati, ci fanno perdere tempo».

Non c’è ancora l’approvazione di Aifa al vaccino anticovid messo a punto dai laboratori a Monza di Rottapharm Biotech e dalla società romana Takis. «Ci stanno facendo perdere un sacco di tempo, siamo un po’ demoralizzati – dice Lucio Rovati, direttore scientifico di Rottapharm Biotech e professore di Farmacologia clinica in Bicocca – giovedì c’è stata la commissione e ci hanno richiesto altre informazioni sulla produzione. Mi auguro che le domande formali arrivino in questi giorni per poter rispondere ed ottenere l’approvazione».

Il vaccino a dna è stato messo a punto già a fine marzo da Takis, sviluppato e finanziato con 10 milioni di euro da Rottafpharm Biotech. «I test sugli animali hanno dato risultati eccellenti, fossimo in un altro Paese saremmo già alla fase clinica. Noi abbiamo già prodotto qualche migliaio di dosi per essere pronti per la fase 1 e la fase 2».

Tutta la documentazione è stata inviata ad Aifa a fine novembre: «L’altro vaccino italiano di Reithera è stato approvato a settembre in una settimana e per noi è già trascorso un mese e mezzo - prosegue Rovati -capisco che ci siamo accavallati con il periodo di approvazione del vaccino Pfizer e che 90 giorni è ancora un tempo ragionevole se non fossimo nel mezzo di una pandemia e con un gran bisogno di vaccini». Nella migliore delle ipotesi la partenza con la Fase 1 slitta ancora di una settimana ai primi di febbraio. Sono coinvolti i centri di Fase 1 del San Gerardo, dello Spallanzani e del Pascale di Napoli.

Tra i motivi di preoccupazione c’è anche il numero di volontari disposti a sottoporsi al vaccino: «Il Centro di ricerca clinica del San Gerardo- conclude Rovati- ha raccolto 1.300 volontari, ma dovremo scartare chi in questi mesi si è ammalato di Covid e tutti i volontari delle professioni sanitarie che sono stati vaccinati in questi giorni».


© RIPRODUZIONE RISERVATA