“Troppo rumore, anche quando fanno sesso”: la lite di vicinato finisce in tribunale
Il tribunale di Monza

“Troppo rumore, anche quando fanno sesso”: la lite di vicinato finisce in tribunale

Processo aperto tra due famiglie di via Gallarana a Monza. Lo scontro per i rumori dei vicini del piano di sopra, troppi, secondo una coppia di vicinato, che lamenta troppo chiasso anche per il sesso.

«Si sentiva di tutto, anche quando facevano sesso». Rapporti di buon vicinato? Non proprio visti i 15 anni di querele fino a un’aggressione terminata con l’arrivo dei carabinieri e le cure dei medici del pronto soccorso. Tra i vicini del piano di sotto, due pensionati, e quelli del piano di sopra, una coppia cinquantenne con figli, nipoti e un cane, in un palazzo di via della Gallarana, a rendere le cose difficili è stato il rumore. Quello lamentato a tutte le ore, soprattutto della notte, da parte dei due pensionati, 63 anni lei, 72 lui, incensurati,apparsi lunedì mattina davanti al giudice Federica Centonze del tribunale di Monza, difesi dall’avvocato Vittorio Greco dalle accuse di minacce e stalking.

Sciacquone, doccia e persino il sesso: «Per un po’ abbiamo sopportato i loro rumori - racconta l’imputata al giudice - poi gli abbiamo chiesto di smettere». Ma i vicini parlano invece di minacce e aggressioni. Tanto che le prime querele risalgono addirittura al 1994 - cadute in prescrizione - mentre il processo attuale è inerente a quelle successive, dal 2006 in poi, fino a circa 5 anni fa quando la “famiglia di sopra” ha lasciato il palazzo e si è trasferita «per esasperazione». Ma non ci ha messo una pietra sopra trascinando i due ex vicini in tribunale. E allora l’imputata viene indotta a raccontare di quei litigi, a ripetere a voce gli insulti che lei e il marito avrebbero ricevuto. «Sono cattolica - dice lei - quelle parole non mi piacciono». Ma poi è costretta a dirle, senza omettere alcun particolare. Anche che lei e il marito hanno risposto per le rime. E poi ci sono le “occhiatacce” ed un altro litigio in assemblea condominiale con i due capofamiglia che quasi vengono alle mani. La signora giustifica la sua esasperazione con le cattive condizioni di salute: «Volevo solo un po’ di tranquillità» dice. «Alle 4 del mattino si sentiva il cane abbaiare e loro che facevano sesso» aggiunge il marito.

Lo stesso che, secondo la denuncia, a febbraio del 2011, appena tornato dall’ospedale e con un braccio fratturato sarebbe salito al piano di sopra e avrebbe aggredito e mandato all’ospedale i tre vicini, madre, padre e figlio dopo - a suo dire - essere stato a sua volta spinto a terra sul pianerottolo. I tre, da referto del pronto soccorso, avrebbero subito lievi lesioni.

L’accusa, rappresentata dal pm Giuseppina Bodenizza, ha chiesto per la coppia 4 mesi di condanna con le attenuanti generiche. Dal canto suo, il legale degli imputati ne ha chiesto invece l’assoluzione. Sentenza il prossimo 21 luglio.


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