Triuggio piange don Antonio Riboldi, il vescovo anticlan
Don Antonio Riboldi

Triuggio piange don Antonio Riboldi, il vescovo anticlan

Era nato a Tregasio, frazione di Triuggio, 94 anni fa don Antonio Riboldi, il prete dei terremotati del Belice prima e anticamorra poi. Diventato vescovo emerito di Acerra (Napoli) (dove è anche stato nominato cittadino onorario nel 2015), monsignor Riboldi per tutti era don Antonio. È morto domenica 10 dicembre a Stresa, in Piemonte.

Era nato a Tregasio, frazione di Triuggio, 94 anni fa don Antonio Riboldi, il prete dei terremotati del Belice prima e anticamorra poi. Diventato vescovo emerito di Acerra (Napoli) (dove è stato nominato cittadino onorario nel 2015), monsignor Riboldi per tutti era don Antonio. È morto domenica 10 dicembre a Stresa, in Piemonte, nella casa dei rosminiani dove si trovava dalla scorsa estate. A darne l’annuncio la Curia di Acerra dove è stato vescovo dal ’78 al 2000.

Don Riboldi si fece prima voce dei terremotati del Belice, in Sicilia, che vivevano al freddo nelle baracche. Poi fu pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia. «Profondo, indelebile è il legame che unisce la Chiesa acerrana al suo ’don Antonio’, tanto da associare ancora oggi la città al nome del suo vescovo emerito. Legame rimasto tale anche dopo la rinuncia del presule all’esercizio episcopale per limiti di età nel dicembre del 1999, tanto da scegliere di rimanere a vivere in città continuando a celebrare Messa nella Chiesa dell’Annunziata, e da dichiarare più volte pubblicamente la volontà di essere seppellito in Cattedrale», si legge nella nota della Curia.

Sede vacante da 12 anni, don Antonio fu nominato vescovo di Acerra il 25 gennaio 1978 dal Beato Papa Paolo VI,e fece ingresso nella difficile diocesi il 9 aprile. Storica fu la marcia a Ottaviano, città di Raffaele Cutolo. «Meglio ammazzato che scappato dalla camorra», disse tra l’altro don Riboldi. In occasione del suo novantesimo compleanno ricordò: «In quel momento mi sono sentito veramente di essere un vescovo, e ho capito cosa significava essere un prelato che deve amare la gente anche se non ricambiato, amare la Chiesa anche se non tutti ti capiscono». Sentenziò anche la scomunica automatica per gli appartenenti ai clan.

Don Riboldi era entrato a far parte dell’Istituto della carità (Rosminiani), divenendone sacerdote il 29 giugno 1951. Nel 1958 venne inviato in una parrocchia della Valle del Belice dove si trovò nel 1968 a fronteggiare il terribile terremoto che sconvolse la terra trapanese e lottò accanto ai suoi parrocchiani che volevano una casa vera dopo aver abitato per anni in una baracca di legno. Partecipò anche a cortei e manifestazioni davanti al Parlamento e collaborò con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa e l’onorevole Piersanti Mattarella.

Ad Acerra concentrò il suo impegno contro la camorra e con una intensa azione di persuasione contribuì a rompere il muro di omertà, suscitando pentimenti e collaborazioni con la giustizia. Negli anni ottanta ha svolto il suo apostolato anche in diverse carceri italiane, dove ha incontrato numerosi “pentiti” della lotta armata. Fu tra l’altro anche uno dei primi vescovi a utilizzare internet, già nel 1997.

Triuggio, la delegazione a Stresa per don Antonio Riboldi - foto da Facebook

Triuggio, la delegazione a Stresa per don Antonio Riboldi - foto da Facebook


«È morto monsignor Antonio Riboldi, vescovo emerito di Acerra (Napoli). Era nato 94 anni fa a Tregasio e da tutti sarà ricordato perché si fece dapprima voce dei terremotati che vivevano al freddo nelle baracche del Belice, in Sicilia, fronteggiando insieme ai suoi parrocchiani le prepotenze della mafia. Fu poi pastore in terra di camorra, in anni in cui i morti si contavano a centinaia: attraverso dure prediche ed esortazioni fatte in Chiesa e con la sua azione di persuasione tra i suoi parrocchiani, contribuì a rompere il muro di omertà che lo circondava. Il sindaco Pietro Giovanni Cicardi, a nome della Giunta, del Consiglio Comunale e di tutta la cittadinanza, si stringe alla famiglia in questo momento di dolore ricordando il suo impegno a favore della legalità e giustizia, sperimentato negli anni del suo ministero pastorale vissuto sempre con profonda umanità, impegno coraggioso e grande generosità», ha voluto ricordare il Comune di Triuggio in una nota.

Lunedì il sindaco con una delegazione della Giunta e del consiglio comunale, il nuovo parroco don Maurilio Mazzoleni e alcuni cittadini ha partecipato alle esequie a Stresa. Erano presenti anche il sindaco di Acerra e il sindaco di Stresa. Cerimonia funebre anche mercoledì 13 dicembre nella cattedrale di Acerra, dove sarà sepolto.

(*notizia aggiornata mercoledì 13 dicembre 2017)


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