Triuggio: Klaudio, prima profugo poi campione di basket a Bologna
Klaudio Ndoja ospite d'eccezione a TRiuggio (Foto by Elisabetta Pioltelli)

Triuggio: Klaudio, prima profugo poi campione di basket a Bologna

Villa Biffi di Triuggio ha accolto con grande calore umano Klaudio Ndoja nella serata promossa dall’associazione “SportInsiemebrianza”. Il campione di pallacanestro ha citato papa Francesco: «Se avete un sogno andate avanti, combattete. Tutto è raggiungibile, io ne sono la prova».

Ha ripetuto più volte la frase detta a Papa Francesco e riportata sulle magliette indossate lunedì dalla studentesse del liceo Carlo Porta di Monza “Se avete un sogno andate avanti, combattete. Tutto è raggiungibile, io ne sono la prova”.

Impressionato per la strepitosa accoglienza riservatagli, colpito per l’impronta data alla serata e per la magia sprigionatasi tra lui e i presenti, Klaudio Ndoja, albanese sbarcato sulle spiagge pugliesi come profugo e diventato cestista (oggi in forza alla Virtus Bologna), ha parlato con la voce rotta dall’emozione: “questa è la miglior presentazione del mio libro che abbia ricevuto”. Villa Biffi di Triuggio ha accolto con grande calore umano ed entusiasmo partecipativo la serata di lunedì 3 aprile promossa dall’associazione “SportInsiemebrianza”. Il campione di pallacanestro era testimonial speciale di ciò che significa “Sport come mezzo di integrazione”, tema dell’evento. Ad ascoltare la sua storia, narrata nel libro “La morta è certa, la vita no” numerosi giovani. Immagini della storia di Klaudio Ndoja si sono intrecciate con quelle della storia dell’Albania mentre dei passi significativi del libro venivano letti dalle studentesse del Carlo Porta e da Lodovico Villa, attore amatoriale.

Il presentatore Matteo Berra ha dialogato con il giocatore di basket, con Michele Pettene, autore del libro, con don Marco Lodovici, il prete che ha avuto un ruolo fondamentale nella vita di Ndoja.

Toccante il dialogo tra lui e il “suo” don che lo ha accolto all’oratorio, senza pregiudizi; bellissimo il racconto di quando klaudio si era presentato per la prima volta a giocare una partita in una squadra, quella dell’oratorio di Palazzolo.

Quando l’arbitro ha chiesto i documenti lui aveva solo un foglio scritto in albanese, senza foto. C’era scritto solo quando e dove era nato. E’ stato escluso dalla squadra ed allora è tornato triste da don Marco raccontando l’accaduto; don Marco ha preparato un’autocertificazione, ha aggiunto una foto di Klaudio e messo il timbro dell’oratorio. Con quel pezzo di carta ovviamente senza alcuna validità Klaudio ha giocato, giocato tanto. Tantissimi i complimenti ricevuti da Anna Ruffini, anima dell’associazione “SportInsiemebrianza”. «Ho lavorato con tanta passione a questa storia, volevo semplicemente far passare il messaggio del valore di inclusione che ha lo sport e, piano piano, andando a scoprire la persona di Ndoja anch’io ho pensato che saremmo arrivati a qualcosa di più ed infatti Ndoja si è esattamente mostrato in tutta la sua pienezza: un campione di sport e di vita».


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