Traffico di farmaci rubati: parla uno dei basisti monzesi di “Pharmatraffic”

Traffico di farmaci rubati: parla uno dei basisti monzesi di “Pharmatraffic”

Ha deciso di parlare, uno dei monzesi coinvolti nell’inchiesta ’Pharmatraffic’, culminata negli arresti operati nei giorni scorsi dal Nas dei carabinieri di Milano, in relazione a presunti reati di traffico di medicinali, ricettazione e riciclaggio.

Ha deciso di parlare, uno dei monzesi coinvolti nell’inchiesta ’Pharmatraffic’, culminata negli arresti operati nei giorni scorsi dal Nas dei carabinieri di Milano, in relazione a presunti reati di traffico di medicinali, ricettazione e riciclaggio. Gli inquirenti hanno deciso di mantenere stretto riserbo sulla identità dei soggetti coinvolti.

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Dalla prima tornata di interrogatori, tuttavia, gli investigatori avrebbero tratto elementi utili all’inchiesta. In particolare, uno dei due brianzoli coinvolti avrebbe reso dichiarazioni che confermerebbero l’esistenza di un gruppo organizzato (è contestato anche il reato di associazione a delinquere), dedito al traffico internazionale di farmaci rubati, compresi dei costosi farmaci antitumorali.

Le indagini sono ancora in corso, e quindi coperte dal segreto istruttorio. Gli accertamenti dei carabinieri e della procura di piazza Garibaldi (pm Franca Macchia) proseguono anche all’estero, dove non solo venivano destinati I farmaci più costosi (non commercializzabili in Italia, al contrario di quanto avviene oltre confine) ma venivano anche riciclati i proventi di questo lucroso giro d’affari (da circa 10 milioni di euro in pochi mesi), ricostruito dai militari agli ordini del capitano Paolo Belgi.

Quasi tutti i personaggi raggiunti da provvedimento restrittivo (6 in carcere, 13 agli arresti domiciliari) hanno comunque presentato ricorso al tribunale del Riesame milanese, per chiedere la revoca della misura restrittiva della libertà, e a quello di Monza contro i sequestri di beni decisi dall’autorità giudiziaria. Tra immobili e disponibilità bancarie, quote societarie, infatti, gli inquirenti hanno operato sequestri per equivalente pari ad oltre 23 milioni di euro.

Elemento di spicco dell’organizzazione, era un imprenditore milanese 50enne, attivo in questo settore, attualmente sotto processo per reati analoghi scoperti nel 2008 dal Nas, ma che intanto proseguiva negli stessi affari, che aveva ampliato.

Oltre a questo personaggio, un ruolo di rilievo lo rivestivano altri due basisti monzesi, alla cui società sono arrivati gli investigatori dell’Arma due anni fa, indagando su un furto in un magazzino di Settala. Quello era solo il primo passaggio: la merce rubata passava al ricettatore, poi al primo grossista (in certi casi erano la stessa persona), e ad un “riciclatore” che dava una nuova ‘veste commerciale’ ai farmaci rubati attraverso l’emissione di false fatture con società “cartiere” inglesi, e infine ad altri grossisti che li piazzavano sui mercati stranieri, principalmente gli ospedali di Germania, Olanda, Bulgaria e Montenegro. In molti casi, i farmaci, gli antitumorali per esempio, arrivavano all’estero in cattivo stato di conservazione, e per questo privi della loro efficacia


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