Seveso, un «calabrese col pelo» per l’area al cianuro da bonificare
Un presidio della Panem davanti al Tribunale fallimentare di Monza. Nuove rivelazioni sull’inchiesta che riguarda il curatore fallimentare (Foto by Fabrizio Radaelli)

Seveso, un «calabrese col pelo» per l’area al cianuro da bonificare

Inquietante vicenda nell’inchiesta per l’asta sulla Panem di Muggiò. Il curatore fallimentare Cristiano Poponcini e l’agente immobiliare che si era accordata con lui per vendere la Panem cercano un personaggio “sgrauso” per accollarsi un’area di Seveso che va bonificata dal cianuro

Il “problema”, uno dei tanti da superare per piazzare “all’interlocutore perfetto” il capannone della Panem, era la questione del ramo d’azienda affittato alla Nuova Panem, vicenda che Il Cittadino seguiva con attenzione con molti articoli, creando una certa pressione che probabilmente non era gradita ai personaggi dell’inchiesta aperta per corruzione dalla procura: il curatore fallimentare Cristiano Poponcini, e l’agente immobiliare Patrizia Cattaneo, entrambi raggiunti da misura cautelare. E’ un altro aspetto che emerge dalle carte giudiziarie, oltre a quelli già raccontati del disinteresse mostrato dagli indagati verso altre proposte che avrebbero garantito continuità di produzione.

Invece, secondo l’accusa, l’immobile Panem era già assegnato a seguito di accordo illecito. Dice la Cattaneo: “Questo è un cliente che comprò con me un po’ di anni fa un capannone a Seregno e io rimasi in buoni rapporti, a lui interessa. Cosa possiamo fare per farglielo prendere sicuramente? solito discorso, anche perché io poi voglio andarci giù pesante con le provvigioni. Io sono intenzionata a chiedergli centomila e poi facciamo fiftyfifty”. Replica Poponcini: “Allora ti spiego qual è il problema di stà roba quà. Al di là di quello che hai visto e del fatto che c’è un ramo d’azienda affittato”. Questione nota alla Cattaneo: “sì sì, che escono articoli sul Cittadino”. E ancora Poponcini: “loro si aspettano ancora che Roma o comunque gli attuali affittuari si comprino l’ambaradan”.

Ma nelle carte dell’inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza di Monza, e coordinata dai pm Manuela Massenz ed Emma Gambardella, spunta dunque la vicenda di un immobile industriale di Seveso, oggetto di vendita giudiziaria, che il curatore stava cercando vendere, ma che era pieno di cianuro da smaltire. Dalle conversazioni intercettate si intuisce l’intenzione e l’atteggiamento del professionista brianzolo.

“Allora – spiega Poponcini alla Cattaneo - mi è, mi è arrivato il preventivo, vogliono duecentocinquantamila euro per bonificare perché lì c’è dentro tonnellate di cianuro, siccome l’immobile vale cento, e duecentocinquanta la bonifica, sono andato dal giudice e il giudice mi dice “rinunciamo all’immobile”, dico “no, non rinuncio all’immobile, piuttosto vendo l’immobile in quelle condizioni lì, dicendo che siccome la bonifica costa di più, lo vendo a dieci euro, dieci euro, ma con l’impegno che chi lo compra sono tutti fatti suoi”. La risposta della Cattaneo: “Sì sì, li ci vuole un costruttore calabrese col pelo come dici te”.

Il curatore, infatti, chiedeva alla Cattaneo se avesse qualcuno da lui stesso definito “sgrauso” interessato all’immobile, che sarebbe andato all’asta ad un prezzo simbolico di 100 euro, salvo accollo da parte dell’acquirente, di tutte le spese per smaltire il cianuro.


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