Sequestro preventivo per 42 milioni a una spa di Milano: beni anche a Monza e Brianza
Un sequestro della polizia

Sequestro preventivo per 42 milioni a una spa di Milano: beni anche a Monza e Brianza

VIDEO - Contestato il reato di corruzione internazionale a una società italiana con sede legale a Milano e stabilimento e sede amministrativa nel Comasco, specializzata nella produzione e commercializzazione di pannelli stratificati in acciaio.

Oltre 42 milioni di euro: è la cifra “monstre” che la Polizia di Stato, al termine di indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Milano 3° Dipartimento Affari internazionali - Reati economici transnazionali, ha sequestrato “per equivalente”, in via preventiva, a una società italiana con sede legale a Milano e stabilimento e sede amministrativa nel Comasco, specializzata nella produzione e commercializzazione di pannelli stratificati in acciaio.

Dall’alba di mercoledì 13 ottobre sono in corso le attività finalizzate al sequestro di conti correnti, immobili, terreni, autovetture, investimenti finanziari, cassette di sicurezza e partecipazioni societarie. Interessata tra le altre (Milano, Como, Ragusa, Udine, Crotone e Forlì-Cesena) anche la provincia di Monza e Brianza.

Il provvedimento - spiega la Polizia - è stato adottato dal Giudice per le Indagini Preliminari, a seguito delle indagini condotte dalla Procura di Milano: “che ha ritenuto responsabili i rappresentanti legali e il direttore finanziario pro tempore della società, alcuni dirigenti pubblici venezuelani e alcuni cittadini spagnoli e messicani del reato di corruzione internazionale aggravato dall’esistenza di un gruppo criminale organizzato impegnato in attività criminali in più di uno Stato”.

Alla proprietà della società italiana sono stati anche contestati i presunti reati di dichiarazione fraudolenta mediante uso di fatture inesistenti e illecito amministrativo in materia di responsabilità delle società e degli enti: “avendo omesso di adottare ed attuare modelli di organizzazione e gestione idonei ad evitare la commissione da parte di organi apicali e di figure dirigenziali del reato di corruzione contestato”.

Sotto la lente della Procura sarebbe finita l’assegnazione alla società italiana, “mediante affidamento diretto operato da una società pubblica di diritto venezuelano”, di una commessa “di valore superiore a 70 milioni di euro finalizzata alla realizzazione di abitazioni di edilizia popolare”.

Le indagini sono state condotte dai poliziotti del Servizio Centrale Operativo e della nona Sezione Anticorruzione della Squadra Mobile di Milano a partire dal mese di maggio 2018, dopo che l’Agenzia delle Entrate aveva ravvisato una presunta sperequazione nei bilanci della società italiana: “relativa all’emissione di fatture passive, nelle annualità 2013 e 2014, per un ammontare complessivo pari a circa 30 milioni di euro”.

Il sospetto e che quelle “poste passive” celassero “il pagamento di tangenti” spiega ancora la Polizia. Di qui l’avvio di indagini in Italia, in Messico, Stati Uniti, Venezuela, Regno Unito, Irlanda, Bulgaria e Spagna.

“Le risultanze raccolte hanno consentito di documentare che gli indagati italiani, spagnoli, messicani e venezuelani - dicono ancora gli investigatori - avevano effettivamente creato un sistema, finalizzato al pagamento di tangenti, incentrato sull’emissione di fatture false da parte di due società capofila sedenti in Europa (Irlanda e Olanda) e di numerose società “cartiere”, nella quasi totalità dei casi aventi sede in Messico, a fronte della certificazione da parte della società italiana di prestazioni inesistenti”.


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