Scuola, lunedì 10 si torna in classe. Il governo: «Nessun ripensamento». Presidi e sindacati: «Fermiamoci, il sistema non regge»
Una classe di alunni in Brianza

Scuola, lunedì 10 si torna in classe. Il governo: «Nessun ripensamento». Presidi e sindacati: «Fermiamoci, il sistema non regge»

Lunedì 10 gennaio si torna in classe: il rientro a scuola è una delle questioni più spinose sul tavolo del governo. Che, per bocca del ministro dell’Istruzione Bianchi, vuole tirare dritto. Mentre presidi e sindacati chiedono un rinvio della prima campanella: «Il sistema non regge, non siamo pronti».

«Nessun ripensamento sul ritorno a scuola in presenza». Lo ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi a margine delle celebrazioni del 225esimo anniversario della nascita della bandiera Tricolore, avvenuta a Reggio Emilia. Il ministro è stato categorico sull’appello firmato da più di 1.500 presidi per chiedere di posticipare di due settimane (restando in didattica a distanza) il rientro tra i banchi previsto per lunedì, per permettere di vaccinare tutti gli alunni. «Siamo molto attenti alle voci che ci arrivano dal Paese, ma anche a quelle che ci dicono che la scuola deve restare in presenza», ha detto Bianchi. «Noi abbiamo fatto quello che doveva essere fatto cioè le vaccinazioni, e continuiamo ad insistere perché questa è la via da seguire», ha sottolineato il ministro.

«Abbiamo dato 92 milioni al generale Figliuolo, di cui abbiamo la massima fiducia, perché possa fare tutti i test e siamo sempre intervenuti con il massimo di attenzione rispetto alle misure dell’altra sera», ha proseguito. «Nel caso dei bambini più piccoli - ha detto ancora Bianchi - quando si hanno due casi, ma solo in quella situazione specifica, si va in sospensione dell’attività in presenza e si va a distanza, mentre per i più grandi abbiamo preso una misura, che è quella europea, che dice che in presenza di un caso c’è la sorveglianza con la possibilità di fare tutte le verifiche. Ricordo che in termini di vaccinazioni siamo il paese più avanti in tutta Europa».

I presidi: «Andiamo in Dad»

«Abbiamo incontrato il ministro il 4 gennaio e in quell’occasione io ho ritenuto opportuno dirgli che sarebbe stato meglio rimandare di qualche settimana il rientro in presenza. In quelle due settimane si potrebbe alzare la percentuale di alunni vaccinati, si potrebbe organizzare la distribuzione di mascherine ffp2 e organizzare sul territorio una campagna di testing degna di questo nome»: lo afferma Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi, ai microfoni di Radio Cusano Campus. «Il nostro Sistema sanitario nazionale non è in grado di assicurare il tracciamento nei tempi previsti, soprattutto con tutti questi contagi. Se stiamo 2-3 settimane in dad non succede nulla, c’è una demonizzazione della dad che è senza senso - aggiunge -. Capisco che il governo abbia la sola preoccupazione delle persone che per lavorare hanno bisogno di lasciare i figli a qualcuno. La scuola viene considerata solo un servizio sociale, tutto il resto è contorno e marginale. La scuola ha anche questa funzione, ma non può ridursi solo a questo».

«È vero che le regole ci sono e se uno le rispetta la sicurezza è assicurata, il problema è l’applicazione - sottolinea Giannelli -. Se la tempistica dei tamponi non è quella che il protocollo prevede sulla carta, è chiaro che noi avremmo a scuola degli alunni che sono positivi senza saperlo. Nelle nuove regole c’è scritto che se alle superiori ci sono un paio di alunni positivi si rimane in presenza ma con la mascherina ffp2, la mia proposta è di utilizzarle in modo generalizzato. Si dovrebbero prendere tutte quelle misure di sicurezza idonee ad alzare il più possibile il muro contro il virus. Si potrebbe tornare a scuola in presenza il 31 gennaio e fino ad allora fare le cose che ho detto. Abbiamo ancora troppi pochi ragazzini che sono vaccinati. Bisogna vaccinare il più possibile gli alunni, magari organizzando degli hub vicino alle scuole. Credo però che il governo ne faccia una questione politica, non credo che tornerà sui suoi passi. Se ci fosse la volontà politica tutto si potrebbe fare, non ci sarebbero ragioni ostative».

I sindacati: «Riaprire adesso è folle»

«Il ritorno in classe dal 7 gennaio sta diventando un tema dalle risposte istituzionali più disparate» Lo afferma in una nota l’Anief, Associazione nazionale insegnanti e formatori. Secondo Marcello Pacifico, leader del sindacato rappresentativo, si sta davvero esagerando: «L’anno scorso con una curva di contagi dieci volte inferiore si ritornava al 50 per cento a fare la didattica a distanza. Quest’anno con i casi in crescita esponenziale, anche all’estero, considerando che nella vicina Francia abbiamo avuto 300mila nuovi positivi in sole ventiquattr’ore, decidiamo che i contatti stretti non contano più nulla. Senza contare che l’obbligo del green pass per il personale si è rivelato inutile, così come oggi quello sulla vaccinazione dei lavoratori per la sicurezza. E adesso si vogliono imporre protocolli ingestibili», conclude il sindacalista autonomo.


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