Scuola, gli studenti cambiano mezzi di trasporto dopo l’emergenza Covid: Fiab-MonzainBici sollecita interventi per la città
Lo scuolabus - foto d’archivio

Scuola, gli studenti cambiano mezzi di trasporto dopo l’emergenza Covid: Fiab-MonzainBici sollecita interventi per la città

Secondo una ricerca dopo l’emergenza Covid circa 2,5 milioni di studenti in Italia cambieranno mezzo di trasporto per tornare a scuola: auto, moto o scooter per il 57% degli intervistati. L’8% dice bicicletta: Fiab-MonzainBici torna a sollecitare al Comune di Monza interventi sulla mobilità.

In auto, moto o scooter oppure a piedi. Solo una minoranza degli studenti sceglierà i mezzi pubblici per tornare a scuola. A pochi giorni dal ritorno sui banchi, c’è anche il nodo dei trasporti tra i punti più critici per le famiglie: secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp research, quest’anno quasi 1 alunno su 3, pari a circa 2,5 milioni di bambini e ragazzi italiani (29,8%) sarà costretto a cambiare, del tutto o in parte, mezzo di trasporto per il tragitto casa-scuola.

Perché si cambia? Per paura del Covid (50%), ma anche per l’orario di ingresso scaglionato adottato dalla scuola (30,1%).

Aumentano i ragazzi che si sposteranno in auto o moto: lo faranno 6 alunni su 10 (il 57%), pari a circa 4,8 milioni di bambini e ragazzi, mentre lo scorso anno era il 50%. Cala la percentuale di chi sceglie il trasporto pubblico: il 14,9% userà autobus o tram, rispetto al 16,7% dello scorso anno. Solo il 2% ha risposto che userà il treno mentre il 31,7% andrà a piedi.

L’8,1% degli intervistati ha indicato la bicicletta come mezzo scelto per andare a scuola.

E a questo proposito, dopo gli studi e i suggerimenti proposti durante il lockdown, Fiab-MonzainBici è tornata a rivolgersi al Comune di Monza che “a pochi giorni dalla ripartenza delle scuole, non ha affrontato come avrebbe dovuto fare, il tema della mobilità”. Con l’invito ad approfittare del Decreto Rilancio che «ha aggiunto nuove possibilità di realizzazione di ciclabili rispetto a quelle già in essere previste nel codice della strada».

«I mezzi pubblici sono rimasti gli stessi con l’aggravante che il loro utilizzo potrebbe essere inferiore a quello già scarso in precedenza. La mobilità ciclistica è ferma da anni e oltre ai numerosi annunci non si vedono ancora i cantieri delle ciclabili» nota il presidente Lorenzo Brusadelli.

In particolare l’associazione fa riferimento alla ciclabile di via Borgazzi/Bettola (Avvio lavori annunciati per il 18 maggio 2020, ma non ancora iniziati), alla ciclabile Brumosa Monza-Brugherio (Fine lavori prevista per dicembre 2018, ora riprogrammata a gennaio 2021), alla ciiclabile di via Aquileia via Montesanto-viale Fermi («annunciata dall’Assessore Arena in fase progettuale a giugno 2020»), alle nuove corsie ciclabili via Mentana, corso Milano, via Boito («annunciate dal sindaco Allevi il 30 giugno 2020. Lavori non ancora iniziati»).

Tra le possibilità che potrebbero essere adottate «le corsie ciclabili con linea tratteggiata che possono servire là dove le misure dei calibri stradali sono ridotti e che con una semplice linea di vernice si potrebbe dare spazio e sicurezza alle biciclette. Corsie che potrebbero venire alla luce in poco tempo, ma il tempo ormai sta per scadere e se, come annunciato, verranno fatte, poi dovremo arrancare con il traffico tornato purtroppo e inevitabilmente alla “normalità”. Naturalmente le corsie ciclabili previste dal Decreto sono in aggiunta alle ciclabili già previste dal codice della strada e che permette da sempre di realizzare corsie con semplici strisce di vernice bianca e gialla. Quindi, dove non serve creare ciclabili protette, basterebbe ribilanciare gli spazi cittadini a favore delle mobilità ciclistica anche con semplici ed economici interventi. Questi interventi sarebbero utili anche per consentire spostamenti in sicurezza ai tanti monopattini recentemente comparsi in città», sottolinea Brusadelli.


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