Rapinava e violentava le prostitute: condannato a 6 anni il mobiliere di Cesano Maderno
Il tribunale di Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

Rapinava e violentava le prostitute: condannato a 6 anni il mobiliere di Cesano Maderno

La sentenza con rito abbreviato, è stata pronunciata nei giorni scorsi dal gup del tribunale di Monza, Emanuela Corbetta. Secondo quanto appreso, l’uomo avrebbe versato una somma come acconto sul risarcimento dei danni all’unica parte civile che si è costituita, una ragazza italiana (le altre sono rumene o cinesi).

Condanna a sei anni col rito abbreviato per il mobiliere 40enne di Cesano Maderno accusato di rapine e violenza sessuale su ragazze (italiane e straniere) che lavoravano in alcuni centri massaggi in Brianza. La sentenza è stata pronunciata nei giorni scorsi dal gup del tribunale di Monza Emanuela Corbetta. Secondo quanto appreso, l’uomo avrebbe versato una somma come acconto sul risarcimento dei danni all’unica parte civile che si è costituita, una ragazza italiana (le altre sono romene o cinesi). I carabinieri della compagnia di Seregno lo avevano fermato a maggio dello scorso anno, perché accusato di diversi episodi di rapina, alcuni dei quali sfociati in episodi di violenza sessuale.

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L’indagine era nata da una rapina avvenuta a giugno 2019 ai danni di una donna di Barlassina, che aveva denunciato di essere stata prima contattata telefonicamente dall’uomo. Una volta ricevuto nella propria abitazione per una prestazione sessuale, questo l’aveva minacciata con un coltello, e le aveva legato mani e piedi prima di abusare di lei. Le avrebbe detto di «volersi divertire».

Altri episodi erano stati segnalati in altri comuni della Brianza (Bovisio Masciago, Seveso, Seregno), talvolta rimasti solo tentativi per la reazione delle vittime. Nella sua abitazione erano state trovate fascette per polsi, corde e nastro isolante. Il quarantenne proviene da una nota famiglia di arredatori brianzola. Di giorno lavorava normalmente per un mobilificio della zona. Dopo un periodo di detenzione, l’imputato è riuscito a lasciare il carcere per entrare nella comunità per tossicodipendenti di don Mazzi, e combattere l’abuso di cocaina.


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