Rapinarono a Carate il pony della pizzeria (pizze incluse): incastrati dal cellulare
Pizza in forno

Rapinarono a Carate il pony della pizzeria (pizze incluse): incastrati dal cellulare

Il tribunale di Monza condanna un 30enne e un 27enne ritenuti responsabili di avere rapinato in strada il pony della pizzeria, sparendo con 90 euro e le stesse pizze: decisiva la chiamata per l’ordine dal cellulare.

Sono stati condannati giovedì mattina i due rapinatori del pony della pizzeria di Carate Brianza. Condanna a un anno e sei mesi di reclusione per il giovane di 30 anni di Robbiate, difeso dagli avvocati del foro di Monza Marie Louise Mozzarini e il collega Paolo Confalonieri e tre anni di reclusione per il complice, 27 anni di Carate.

Il giudice Giovanni Gerosa ha riconosciuto le attenuanti generiche, riducendo la richiesta iniziale della Procura di Monza, rappresentata in aula pm Stefania Di Tullio, la quale aveva formulato una richiesta di pena di cinque anni di reclusione per i due imputati. Secondo la pubblica accusa i due avevano rapinato il titolare della “pizzeria 2000” di via Cusani che in motorino aveva raggiunto via Scesa per la consegna di una pizza margherita e una prosciutto e funghi. I due imputati, incappucciati, avevano portato via le pizze e una novantina di euro. Uno dei due lo aveva afferrato alle spalle, l’altro gli aveva puntato un oggetto contundente al collo.

I fatti risalgono al 2 gennaio del 2015, dopo che la pizzeria era stata raggiunta da una telefonata proveniente dal cellulare del 30enne. Il pm aveva chiesto la condanna: «Chiedo – aveva detto il pm durante le conclusioni – che venga riconosciuta la penale responsabilità dei due imputati sulla base dei tabulati telefonici e sulla versione fornita dalla parte offesa. Siamo di fronte a un processo indiziario, ma abbiamo davanti elementi ben precisi. Non c’è dubbio rispetto al fatto che entrambi abbiano preso parte alla rapina».

I difensori avevano chiesto l’assoluzione o in alternativa il minimo della pena, evidenziando una versione diversa rispetto a quanto descritto dalla pubblica accusa: «L’imputato – avevano spiegato i legali della difesa nell’ultima udienza – ha fatto una ricostruzione credibile. Abbiamo sentito gli operanti che hanno effettuato una ricostruzione che non è quella della procura». Ma il giudice non ha accolto la loro linea difensiva.


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