Raffaele Mantegazza: «Il primo giorno di scuola festa nazionale della ripartenza del Paese»
Esami di imaturità 2020 a Monza (Foto by Fabrizio Radaelli)

Raffaele Mantegazza: «Il primo giorno di scuola festa nazionale della ripartenza del Paese»

Una proposta dal docente di pedagogia Raffaele Mantegazza, impegnato come commissario alla maturità: «Dal prossimo anno il primo giorno di scuola festa nazionale della ripartenza del Paese»

«Mi piacerebbe che il primo giorno di scuola del prossimo anno fosse festa nazionale, con le bandiere appese fuori dagli edifici e i sindaci in visita con la fascia tricolore. Vorrei che fosse un giorno di festa, da ricordare negli anni, il giorno in cui ha riaperto finalmente anche la scuola, e con essa è ripartito veramente l’intero Paese».

Raffaele Mantegazza, docente di Pedagogia generale e sociale alla Bicocca di Milano, è tra i professori universitari ad avere accolto l’invito del ministro Lucia Azzolina a presiedere una delle commissioni d’esame in questi giorni impegnate con l’esame di maturità. Il caso l’ha portato a Monza, al Mosè Bianchi, chiamato ad esaminare gli studenti del liceo linguistico.

«Ho sempre desiderato poter vivere questa esperienza – racconta – ho trovato ragazzi preparati e docenti preoccupati di far vivere loro questa esperienza in modo positivo. Non si pensi però che questa è una maturità più facile, emotivamente è un momento molto intenso».

Per i ragazzi oltre alla naturale emozione per uno dei riti di passaggio più significativi della vita di ciascuno, si aggiunge anche la gioia di poter rivedere, dopo quattro mesi, i volti degli insegnanti, i corridoi della loro scuola, i visi dei bidelli. «I ragazzi ci tengono a far vedere che si sono impegnati – continua Mantegazza -. La didattica a distanza non li ha impigriti ma al contrario studiare da soli li ha ancor più motivati, riempiendo di uno scopo i mesi di solitudine».

Raffaele Mantegazza, al centro

Raffaele Mantegazza, al centro

Chiusa la parentesi dell’esame di Stato il pensiero corre già a settembre, alla ripresa (finalmente) della didattica in presenza. «S parla in continuazione di distanza, di turni, plexiglass, ma nessuno parla di pedagogia – continua -. È fondamentale riuscire a far innamorare di nuovo i ragazzi della scuola. E per farlo occorre ripensare ai programmi, soprattutto quelli del primo ciclo: prima media, prima superiore, primo anno di università, senza dimenticare anche i piccolini della primaria. Quello che temo è che con la ripresa delle lezioni si inizi la corsa a recuperare gli argomenti perduti o lasciati in sospeso. I ragazzi hanno appreso e imparato anche in questi mesi in maniera differente, bisogna però dedicare del tempo per parlare con loro».

E per farlo in maniera efficace la via segnata da Mantegazza è una. «Lasciamo perdere i contenuti, l’ultimo pensiero dovranno essere i voti. Almeno fino a Natale nessuno dovrebbe essere valutato. Il voto è solo un indicatore, concentriamoci piuttosto sugli studenti, per fargli tornare la voglia di imparare. Il tempo che dedicheremo all’ascolto dei ragazzi verrà recuperato poi in didattica e sarà un tempo ben speso».

Ed è proprio la fotografia di questa maturità così inedita a lanciare spiragli di speranza per la scuola che verrà. «I maturandi del 2020, senza saperlo, stanno facendo un regalo enorme a tutta la scuola – continua Mantegazza – perché stanno dimostrando un attaccamento agli insegnanti e agli edifici scolastici che li hanno visti diventare uomini e donne, che è davvero commovente. Qualche giorno fa si è presentato un ragazzo. Si è seduto davanti a noi della commissione, ha tolto la mascherina e ha esordito dicendo “finalmente vi rivedo”. A stento ho trattenuto le lacrime».

Mantegazza ha voluto rendere ancor più speciale l’esame dei “suoi” maturati. Al termine di ogni colloquio ha regalato un foglio personalizzato per ciascuno, con una citazione da Dante a Vasco Rossi, un’immagine, una fotografia, coerente con l’argomento trattato nell’elaborato. «Un gesto di cura e attenzione che tutti loro hanno molto apprezzato, e che sono stato felice di donare come ricordo di questo momento speciale».

Sarah Valtolina


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