Profughi, Albiate al prefetto: «Spostateli, quel posto è disumano»
Un particolare dello stabile di via IV Novembre che ospite i 18 profughi

Profughi, Albiate al prefetto: «Spostateli, quel posto è disumano»

Il sindaco di Albiate Confalonieri, in disaccordo con il prefetto sulla sistemazione di 18 migranti in via IV novembre, organizza una fiaccolata con i cittadini.

Nuovi profughi ad Albiate: il sindaco Diego Confalonieri organizza una fiaccolata di protesta che nella serata di venerdì 8 settembre partirà da Villa Campello, sede del Comune, e raggiungerà via IV Novembre. La via in cui hanno sede i locali che da agosto accolgono 17 persone provenienti da Ghana, Senegal, Costa d’Avorio e Nigeria. Il corteo percorrerà i tornanti che dalla parte alta del paese conducono a via IV Novembre con a capo il sindaco e- afferma lo stesso Confalonieri- «i cittadini che la pensano come me».

Ecco la risposta, energica e decisa, del primo cittadino albiatese all’arrivo in paese di nuovi profughi, ospitati in un luogo che Confalonieri reputa «non idoneo». In una lunga intervista il sindaco spiega le ragioni di questa decisione e non risparmia forti critiche al Prefetto di Monza, Giovanna Vilasi.

«Non sapere le cose, ormai, è la normalità- accenna il sindaco - ho appreso dell’arrivo di 17 profughi a cose fatte. Io non sono contrario all’accoglienza, sia chiaro. Io non sono arrabbiato perché nessuno mi ha detto nulla. In Albiate avevamo già 12 profughi ospitati da privati. I cittadini affittano case ed è legittimo. Non ho mai detto nulla, sono sempre stato accondiscendente. Ma la questione recente è diversa: sono state messe 17 persone in case che io reputo semi diroccate, in un edificio che io in passato avevo chiesto fosse sistemato per provvedere ad una riqualificazione di quella zona del paese. Da tempo- prosegue Confalonieri- quella porzione di edificio è inutilizzata. Sono preoccupato, è una questione di dignità umana. Come si possono ospitare persone in quelle case? Ciò che chiedo con la fiaccolata di venerdì prossimo è che queste persone vengano spostate da lì».

L’amministrazione comunale sta intanto compiendo i suoi passi. Martedì, il Comune si è attivato chiedendo verifiche da parte dell’Asl per accertare che in quelle case siano garantite le condizioni igienico-sanitarie (si attende il sopralluogo), ma non solo. «Abbiamo iniziato ad effettuare controlli di natura urbanistica e se vi saranno difformità verranno comunicate alle autorità competenti e si accerteranno le responsabilità».

Confalonieri ribadisce di «non essere contrario all’accoglienza», ma rimarca «l’approssimazione della decisione». «Non si può “buttare” la gente dove capita- afferma - è incredibile che delle persone vengano ospitate in un edifico che definirei diroccato. Non è possibile stare zitti, subire e basta, senza preoccuparsi del presente e del futuro. C’è chi se ne lava le mani- aggiunge- siamo di fronte ad uno scempio. La gente di Albiate che la pensa come me e vorrà seguirmi, chi si sente di difendere i diritti dell’uomo e di lottare contro situazioni “da schiavismo”, potrà far sentire la propria voce».

Diego Confalonieri è battagliero e non lo nasconde. Dal punto di vista amministrativo il Comune si è come detto attivato per verificare la situazione dal punto di vista urbanistico. L’obiettivo, come accade per ogni situazione abitativa, è di accertare che gli spazi che da agosto accolgono i profughi in via IV novembre possiedano i requisiti di legge e che le condizioni igienico- sanitarie siano rispettate.

Il corteo di venerdì prossimo è una presa d’atto molto forte del sindaco. «Lunedì ho letto due mail di miei concittadini - prosegue Confalonieri- mi hanno detto che conoscono il mio operato e mi danno ragione rispetto a quanto ho dichiarato sino ad oggi sulla stampa a proposito dei 17 profughi in via IV Novembre. I fatti parlano chiaro: in questi anni, come sindaco, ho aiutato molti più immigrati stranieri che italiani. Distinzioni non ne faccio. La gente che mi conosce lo sa. Finora sono stato moderato, d’ora in poi però mi sentiranno. Non posso stare zitto, si è superato il limite. So che altri sindaci hanno avuto altre sgradite sorprese. Non voglio fomentare nessuno, non voglio politicizzare la questione, ma non voglio che nel mio paese si corra il rischio di avere un ghetto. Perché è questo che si rischia mettendo persone in un luogo fatiscente. Io non ho dichiarato guerra a nessuno, mi hanno dichiarato guerra. Con chi ce l’ho? Col Prefetto di Monza: chiede ai sindaci di collaborare, ma io non ho mai ricevuto risposte».


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