Profughi: 65 arrivi in due giorni a Monza, la Prefettura cerca un altro centro di accoglienza
Profughi a Monza (Foto by Archivio/Fabrizio Radaelli)

Profughi: 65 arrivi in due giorni a Monza, la Prefettura cerca un altro centro di accoglienza

All’inizio della scorsa settimana altri 65 profughi a Monza, ma i posti a disposizione sono pochi. La Prefettura alla ricerca di un terzo hub per gestire l’accoglienza.

«Cerchiamo di fare il possibile e di creare le condizioni perché tutti i richiedenti asilo possano essere accolti»: in Prefettura la macchina organizzativa gira a pieni giri per tentare di far fronte all’ultima emergenza migranti. In Brianza, del resto, si sentono già gli effetti dell’aumento degli sbarchi sulle coste italiane nelle ultime settimane.

L’esigenza d’altra parte riesplode con prepotenza ogni volta che gli arrivi dei richiedenti asilo si intensificano: in Brianza serve un terzo hub in cui accogliere per qualche settimana i migranti, avviare l’iter per la richiesta di asilo politico, completare gli accertamenti sanitari. Il centro monzese di via Spallanzani e quello gestito dalla Croce Rossa ad Agrate non hanno posti liberi tanto che i 65 stranieri arrivati nei giorni scorsi sono stati dirottati in appartamenti e strutture fornite da uno dei gestori individuato dalla Prefettura attraverso il bando assegnato a marzo. «Da tempo – ammettono in via Prina – cerchiamo un nuovo hub» ma gli appelli a privati e istituzioni sono sempre caduti nel vuoto

Domenica sono approdati a Monza 25 profughi e lunedì altri 40, perlopiù giovani provenienti dall’Africa tra cui alcune donne, fuggiti dalla miseria o da regimi totalitari. Con il loro ingresso gli stranieri inseriti nei progetti di accompagnamento oscillano tra i 1.200 e i 1.250 - la tabella a destra riporta la distribuzione fino a metà maggio - ma la cifra è destinata ad aumentare sia perché la bella stagione, con il mare calmo, favorisce le partenze dei barconi sia perché la rotta balcanica è ormai impraticabile per chi cerca un futuro migliore in Nord Europa. Il ministero dell’Interno, che nelle prossime settimane dovrebbe pianificare qualche soluzione per assistere il nuovo flusso di disperati, ha stabilito l’invio di 70 richiedenti asilo in ogni provincia, a prescindere dal numero di abitanti dei singoli territori: per ora da Roma non sono arrivate altre indicazioni, se non quella di destinare all’ospitalità anche strutture demaniali. Non è detto che i 70 profughi destinati da Roma si aggiungeranno a quelli stabiliti dal precedente piano del Governo secondo cui la Lombardia dovrebbe accogliere circa il 13% di quanti affrontano i viaggi della speranza e la Brianza circa il 9% di quanti vengono inviati nella nostra regione.

«La novità – aggiungono dalla Prefettura – è proprio questa: per ora la ripartizione non sarà più effettuata in base alle dimensioni delle singole aree». Nelle prossime settimane, intanto, potrebbe farsi sentire la carenza di appartamenti e di strutture per i richiedenti asilo: le cooperative che gestiscono i progetti hanno messo a disposizione 1.152 posti letti, 548 in meno di quanti richiesti dal bando assegnato in marzo. Le persone arrivate di recente, oltretutto, sono di gran lunga più numerose di quelle che sono uscite dal progetto o perché hanno ottenuto lo status di rifugiato o perché la loro domanda di protezione umanitaria è stata respinta in via definitiva.

L’istituzione a Monza della commissione che esamina le istanze di asilo politico sta riducendo i tempi di attesa mentre altri migranti hanno lasciato volontariamente il programma grazie al sostegno offerto dalle cooperative della rete Bonvena attraverso il fondo Hope: «Aiutiamo – spiega il presidente del Consorzio comunità Brianza Roberto D’Alessio – chi ha prospettive di inserirsi altrove e chi, grazie a parenti e amici, riesce a trasferirsi all’estero». La Prefettura, intanto, spera nell’individuazione di altri posti: «Cerchiamo – affermano dagli uffici di via Prina – di trovare nuove soluzioni grazie alla rete di gestori che si sta allargando. I bandi, per certi versi, servono anche a migliorare le proposte di accoglienza con nuove idee e con nuove risorse».


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