Pedemontana bloccata alle porte della Brianza: le storie di chi è stato espropriato
Pedemontana, Lentate sul Seveso: la galleria sotto l’abitato di Copreno al servizio anche della B1 (Foto by Cristina Marzorati)

Pedemontana bloccata alle porte della Brianza: le storie di chi è stato espropriato

Pedemontana ferma al palo dopo la rescissione del contratto con Strabag. Intanto l’opera è arrivata alle porte della Brianza: a Lentate sul Seveso e a Desio le storie delle famiglie espropriate dal mega progetto.

Pedemontana ferma al palo dopo la rescissione del contratto con Strabag, arrivata dopo le dimissioni da presidente di Federico D’Andrea. Intanto l’opera è arrivata alle porte della Brianza: a Lentate sul Seveso la storia di una decina di famiglie “invase” e espropriate dal mega progetto. A Desio quella di chi ha ricevuto il rinnovo dell’esproprio per i prossimi sette anni.

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Lentate sul Seveso - La realizzazione della tratta autostradale B2 (Lentate-Cesano Maderno) è sempre più in bilico eppure a Lentate sul Seveso da cinque anni c’è chi ha lasciato la propria casa a rischio abbattimento e forse già a maggio tre famiglie usciranno dalle loro abitazioni, per entrare in altrettante villette a schiera in corso di costruzione e pagate da Pedemontana.

È uno dei paradossi delle opere più invasive in Brianza, che dal 2008 ha completamente modificato la vita di una decina di famiglie lentatesi. Il caso più eclatante è quello dei coniugi Canzian in passato residenti all’angolo tra le vie Piemonte e Cadore. Per mettere in sicurezza la galleria sotto l’abitato di Copreno, intervento incluso nella B1, circa tre anni fa la loro villa venne abbattuta. Non era nelle previsioni l’esproprio, ma era altissimo il rischio che le vibrazioni avrebbero potuto causare delle crepe strutturali. Ancora più incredibile è il caso B2.

Della futura autostrada non è stato posato nemmeno un mattone, ma in via Curie a Camnago da una manciata d’anni Marina Mariani e la sua famiglia vivono in un’abitazione nuova. Quella vecchia, ancora in piedi, assolutamente abitabile e in ottime condizioni, l’avevano abbandonata, perché Pedemontana aveva detto chiaramente: «Andrà abbattuta per far posto alla B2». Altro paradosso è quello di un paio di famiglie in affitto in altrettante case in via Montegrappa a Birago. Pedemontana nel 2008 aveva annunciato l’intenzione di abbattere gli appartamenti, per allargare la galleria sotto l’abitato di Camnago. Ad oggi delle ruspe non si è vista nemmeno l’ombra, ma intanto le case stanno cadendo a pezzi. Il tour delle contraddizioni tocca via Nazionale dei Giovi a Camnago, dove tre famiglie hanno già ricevuto due tranche di pagamento da Pedemontana. La terza e ultima arriverà quando lasceranno la loro casa. In via Nazionale dei Giovi, all’angolo con via Mirabello, in un terreno ex Parco delle Groane stanno sorgendo tre villette a schiera. Forse già a maggio le famiglie, compresa quella del professor Luigi Grossi, lasceranno la loro attuale residenza per entrare nelle nuove costruzioni in bioedilizia. Un trasloco che non si sa quando e soprattutto se sarà accompagnato dalla costruzione della B2. «A mio parere la faranno – dice Grossi – È dal 2008 che siamo in contatto con Pedemontana. Nella nostra palazzina abitavano quattro famiglie. Una aveva subito trovato una nuova collocazione, insieme alle altre due abbiamo cercato e acquistato il terreno». Accanto a Grossi e ai suoi vicini abita la famiglia Dubini. La loro casa potrebbe essere abbattuta. Ai tempi con Pedemontana non c’era stato accordo. Per i Dubini: «Non la faranno mai».

Desio - I desiani si sentono accerchiati. Si sentono assaliti dai 180mila mezzi che circolano giornalmente sulla Valassina e pensano a quelli che si incroceranno con gli attuali, quando l’autostrada si incrocerà con la Statale 36. Si sentono accerchiati pure dalla Pedemontagna, in teoria uno sbarramento ecologico, nella pratica una montagna di detriti. I desiani si sentono presi in giro. «Non si riesce a capire niente» dice Donatella, da sempre invece impegnata proprio a capire. Da quando ha ricevuto l’esproprio, come tanti altri a Desio.
«Dovremmo ora essere felici per quest’ultima novità? No. C’è sempre amarezza. Nonostante Maroni che lascia, Di Pietro e il colonnello D’Andrea che si dimettono, il risultato è che ci hanno rinnovato l’esproprio per altri sette anni. Sette ulteriori anni da vivere col cappio sopra la testa».

Anni di assedio e di accerchiamento. Di violenza psicologica e di sofferenza. «Se penso alle offerte fatte a Desio per portare via la casa o il terreno alla gente, il 50% del valore reale, cosa vuole che dica? Che siamo felici per la rottura del contratto con Strabag? Sappiamo che ci sono 3 miliardi di contenzioso per 22 chilometri di strada, che la Regione ha garantito 200 milioni di prestito, rinnovato già sei volte. Per fare che cosa? Quale opera ingegneristica? Il ponte sullo stretto di Messina? Per le cose normali i soldi non ci sono. Per il resto sì. Ti senti proprio nessuno. Il nostro comitato ha in programma un incontro pubblico col giornalista Roberto Cuda. Sarà il 2 febbraio. Offriremo l’Amaro Pedemontana».

L’architetto Paolo Conte da subito si è preso a cuore il problema. «Certamente ci si deve appigliare a tutto perché l’opera non si faccia. Ma ci aspettiamo di tutto. La Regione Lombardia ha garantito l’ingarantibile a Pedemontana. Dove vogliono arrivare? A fare l’autostrada interamente coi soldi pubblici? La notizia della rescissione del contratto con Strabag non giunge inattesa. Bisogna ammettere che tutto è bene accetto quando blocca qualcosa di non condiviso. Spiace però che questa non sia una decisione politica, ma economica. I soldi andrebbero investiti per altro. Serve altro qui. Mettiamo fine a questo modo di agire. Nessuno però si prende mai la responsabilità di dire: abbiamo sbagliato».

(* a cura di Cristina Marzorati e Egidio Farina)


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