«Noi, gli unici due con il biglietto del treno da Lecco fino a Monza»
Un Besanino in viaggio (Foto by Cardini)

«Noi, gli unici due con il biglietto del treno da Lecco fino a Monza»

Hanno preso un treno a Lecco per arrivare a Monza, dove vivono. E per tutto il viaggio, tra incivili, furbetti e scrocconi, si sono scoperti gli unici ad avere fatto il biglietto ferroviario. Il racconto dei due protagonisti.

Da Lecco a Monza, in due su un treno dopo una giornata al lago. Una bella giornata. Rovinata dal viaggio sul Besanino. Ma non è colpa delle ferrovie, questa volta: a guastare la giornata di una coppia è stato il comportamento di tutti quelli che sono passati dalla stessa carrozza dei due, tra comportamenti poco civili e una grande costante: nessuno aveva il biglietto ferroviario, tranne loro. Ecco il “reportage di viaggio” scritto venerdì sera da un monzese.

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Buonasera, mi chiamo Simone e assieme alla mia fidanzata Claudia (che è incinta) quest’oggi ho viaggiato sul treno Suburbano 5160 “Besanino”, partito puntualissimo da Lecco alle 19.07, fino a Monza, dove conviviamo.

Siamo tutti e due trentenni, io poco più, Claudia poco meno. Troppo “vecchi” per “fottere il sistema” e non pagare il biglietto, né con la mentalità adatta per averlo mai fatto prima: anche stavolta ci avvaliamo della tecnologia e compriamo i due biglietti direttamente online, circa un’ora prima della partenza, direttamente dalla riva del lago dove abbiamo passato un bel pomeriggio tranquillo.

Appena partiti, seduti in prima carrozza, notiamo il capotreno fare parole con un paio di ragazzi seduti più avanti rispetto a noi, pieni di bottiglie di birra. È evidente che il problema siano i biglietti, loro non ce l’hanno. Nel frattempo si siede a fianco noi una coppia di ragazzette strafottenti, visibilmente minorenni (e italiane, sottolineo), che tanto per cominciare mettono le scarpe sui sedili di fronte e si “allungano” per bene. Anche loro notano la presenza del controllore: si guardano, si rialzano, cambiano carrozza andando più indietro cercando di evitare il controllo.

Prima di noi, ad un’altra coppia di minorenni viene chiesto il biglietto, ma “no, non ce l’abbiamo”. Il controllore intima “o lo fate, o scendete alla prossima”. La risposta? “Scendiamo, scendiamo!” con una bella risata e a seguire il “Tanto è la nostra fermata, funziona sempre”. Il controllore arriva da noi, mostro i biglietti elettronici, ringrazia e procede alla carrozza successiva. Della nostra, quindi, almeno 6 persone erano senza biglietto.

Passano un paio di fermate e i nostri “compagni di viaggio” cambiano.

Due ragazzi che nuovamente litigano con il controllore per la mancanza dei biglietti (più un terzo che era sceso e risalito, facendo la “furbata”), e due altri seduti a fianco a noi, credo marocchini, un giovane (minorenne) e un signore sui quaranta. Il giovane ha un cellulare Samsung ultimo modello e le cuffie nelle orecchie. Il controllore chiede i biglietti, lui si toglie svogliatamente una cuffia e risponde “mi dispiace ma non ho i soldi, proprio non li ho, non ho nulla”. Il controllore non risponde nemmeno, si limita ad andarsene. Il ragazzino ride e si mette a parlare nella sua lingua con il signore più grande. Lo guardo evidentemente con l’aria adirata, e lui di tutta risposta non mi toglie più lo sguardo di dosso in segno di sfida, finché non scende. Non attacco briga perché, oltre ad essere due contro uno, ho paura per l’incolumità della mia fidanzata e del mio futuro figlio.

Da Renate a Besana il controllore rimane in testa al treno, nel frattempo scende molta gente e il treno quasi si svuota. A quel punto il controllore risale dall’ultima carrozza e immagino che abbia ricominciato il suo giro di controlli.

In tutto questo, per non farci mancare niente, la mia ragazza non si sente bene (ripeto, è incinta) e si avvia poco dopo la partenza del treno alla toilette della carrozza, che è chiusa da quando siamo saliti. Il controllore, sempre gentilmente ma in maniera decisa, bussa alla porta chiedendo se fosse occupato, ripetutamente. Nessuna risposta.

Sblocca la porta manualmente con le sue chiavi ed esce un ragazzino di colore che ripete “Aaaah come sto male, sto davvero male!!” e alla richiesta del controllore “perché non ha risposto quando ho chiesto se era occupato?” si limita ad un “aaaaaaahhh quanto sto male!!!” e si va a sedere ridendo. Scenderà alla fermata successiva senza nemmeno, ovviamente, mostrare il biglietto (che non aveva, era lì per nascondersi).

Insomma, di quella diavolo di carrozza non dico che eravamo gli unici col biglietto ma poco ci manca, giuro, e soprattutto non mi sentivo al sicuro per niente. Non so se il controllore non può far nulla ai minorenni o semplicemente “lascia correre” o ancora, viste le ultime pessime notizie di cronaca, preferisce evitare discussioni pesanti per non esporsi troppo (come negarlo!), ma da futuro padre di famiglia vi chiedo, davvero, di valutare un aumento del personale viaggiante, di dotare i treni di una coppia di Poliziotti, di far sì che la Polfer faccia passare la voglia a questi personaggi, italiani e non, di truffare il sistema e di fare ciò che vogliono quando vogliono. Perché alla base del “non ci sono soldi per questo e per quello” è evidente che ci sono questi “fenomeni dell’anticonformismo” che non dovrebbero esistere: un mancato introito economico causato dalla mancanza di biglietti causa a catena la mancanza di personale e di forza pubblica, quindi una mancanza di sicurezza e aumento della preoccupazione e del malumore di chi viaggia con tutte le carte in regola e vuole solo sicurezza e serenità.

Scusate se i tempi verbali non sono giusti ma ho buttato giù queste righe di getto perché sono veramente arrabbiato e deluso. Grazie per avermi letto e speriamo che in futuro le cose possano cambiare.


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