Morì a 17 anni alla stazione di Seregno: «Non si archivi la morte di mio figlio»
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Morì a 17 anni alla stazione di Seregno: «Non si archivi la morte di mio figlio»

Martedì il gip decide sulla richiesta del pm in merito alla morte di Giuseppe Mammoliti, 17 anni, avvenuta nel 2016 alla stazione di Seregno. I familiari attraverso i legali si sono opposti: «Con uno scalo più moderno e un capo stazione presente la tragedia non sarebbe accaduta».

Il caso di Giuseppe Mammoliti, il giovane di 17 anni tragicamente scomparso il 17 settembre 2016, è ancora aperto. Martedì 26 giugno è stata fissata davanti al giudice per le indagini preliminari di Monza dottoressa Silvia Pansini, l’udienza a porte chiuse relativa alla richiesta di archiviazione da parte del pm Vincenzo Fiorillo, a cui la famiglia e il difensore della stessa, avvocato Marziano Pontin, si sono opposti.

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Giuseppe Mammoliti

Giuseppe Mammoliti
(Foto by Paolo Volonterio)

Nella richiesta di archiviazione Fiorillo scriveva il 14 giugno 2017 che: “all’esito delle indagini svolte, gli elementi acquisti depongono unicamente nel senso della ascrivibilità del decesso alla condotta imprudente di Giuseppe Mammoliti che era seduto, in violazione del divieto di oltrepassare la linea gialla di sicurezza, da alcuni minuti sul bordo del marciapiede del binario 1 della stazione di Seregno, allorquando sopraggiungeva il treno investitore del cui arrivo, sfortunatamente, non si avvedeva (forse perché distratto dall’uso del telefono cellulare). Non sono emerse responsabilità del macchinista. Gli operatori danno peraltro atto che “si è accertato essere funzionante il sistema degli annunci automatici che preannunciano il sopraggiungere dei treni” , che il ragazzo non sentì”.

Nell’opposizione, l’avvocato Marziano Pontin con gli avvocati Marinosci di Milano hanno scritto tra l’altro: “se la richiesta del pm anziché del giugno 2017 fosse stata di 50 anni fa, non sarebbe probabilmente stata diversa. Il che non è ammissibile , specie per fatti che hanno causato un evento di questo tipo, a dar conto del disinteresse con cui non sono stati considerati, pur rappresentando, notoriamente, un problema di carattere generale”.

La memoria rimarca l’inadeguatezza della locale stazione “soprattutto per la tipologia del tutto diversa dei treni in servizio ora, rispetto a 50 anni fa, il che rileva per la velocità totalmente diversa e ben più elevata dei treni ad alta velocità attuali com’è l’Etr Eurocity in servizio sulla linea Como-Milano che transita ad una velocità di 140 chilometri. L’aumento della velocità avrebbe dovuto comportare l’adeguamento dei sistemi di sicurezza come prevede il decreto Ansf del 2012. Tutto, invece, è rimasto come prima, anzi, peggio, dato che a Seregno l’Eurocity transita sul primo binario, privo di alcun tipo di protezione, la banchina del primo binario è della stessa identica dimensione di quando nel 1849 è stata inaugurata la stazione. Il peggio però è dato dal fatto che è stata in pratica soppressa la figura del dirigente, vale a dire del capo-stazione. Una presenza che avrebbe evitato la morte di Giuseppe, rimasto seduto sulla banchina per 5 minuti. Assenza che non è stata sostituita da un qualche altro sistema di sicurezza, ad esempio acustico, certo nelle stazioni in cui passano tremi di quel tipo, in considerazione della loro elevata velocità. Una presenza che sarebbe necessaria anche in caso di malore improvviso di qualche utente”.


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