Monza, processo Malaspina: prime condanne per il crac del costruttore
L’ecomostro di Villasanta (Foto by Valeria Pinoia)

Monza, processo Malaspina: prime condanne per il crac del costruttore

Condanne fino a sei anni per le persone coinvolte nel crac Malaspina e ha scelto il rito abbreviato: la sentenza del tribunale di Monza (con un sequestro milionario):

Non regge l’accusa di associazione a delinquere, ma è ugualmente una condanna generale alla “cricca” di Giuseppe Malaspina, fino a qualche anno fa uno dei colossi dell’edilizia brianzoli, poi travolto da un gigantesco crac finanziario sfociato in arresti e in due tronconi processuali. Lunedì 10 febbraio si è chiusa la prima tranche, quella degli imputati che hanno scelto il rito abbreviato, mentre il personaggio principale della vicenda, l’impresario edile Malaspina, sta affrontando il giudizio ordinario assieme ad altri professionisti coinvolti. Il gup Patrizia Gallucci ha inflitto la pena più alta a Giorgio Spinelli, uno dei più stretti collaboratori di Malaspina. Il reato principale è quello di bancarotta.

Quattro anni e mezzo di reclusione la condanna emessa nei confronti del costruttore monzese Angelo Narducci, al centro della contestatissima vicenda dell’ecomostro di Villasanta, l’hotel con i due piani abusivi, iniziato in vista di Expo 2015 e mai finito, costruito dalla “Villasanta Village”, società facente parte della galassia Malaspina. Quattro anni e due mesi la pena per la ’storica’ segretaria dell’imprenditore, Miriam Brambilla. Quattro anni per l’ex moglie di Giuseppe Malaspina, Adriana Foti, e per il geometra Dario Ghezzi. Tre anni e mezzo la sentenza per l’ex presidente del Consiglio di disciplina dell’Ordine degli ingegneri di Monza e Brianza Cesare Croce e 3 anni e 4 mesi, per l’altro stretto collaboratore di Malaspina, il responsabile finanziario Roberto Licini e per Italo Rovero, uno dei dipendenti che ha aiutato Malaspina a disfarsi della documentazione societaria, quando i finanzieri sono arrivati nel 2015 nella sede operativa del gruppo in via Fiorbellina a Vimercate.

Condanne infine minori, fino alla più bassa, quella di 8 mesi, per altri dipendenti e prestanome considerati al servizio dell’immobiliarista. Il tribunale brianzolo ha disposto confische di beni sequestrati alle società per oltre 6 milioni di euro, e ha riconosciuto un risarcimento dei danni alla curatela fallimentare delle società vittime delle bancarotte fraudolente per distrazione di beni, che si erano costituiti parti civili al processo. Malaspina, 65 anni, è a piede libero per decorrenza dei termini di custodia cautelare, dopo l’arresto avvenuto a maggio 2018 dalla Guardia di Finanza, che lo aveva prelevato dalla sua villa di Arcore per portarlo in carcere, nell’ambito della maxi indagine denominata Domus Aurea relativa alla bancarotta del suo gruppo societario. Attualmente è a giudizio per una serie di accuse di bancarotta e reati fiscali. Le accuse riguardano “attività di fatturazione per operazioni inesistenti per 95 milioni di euro”. Le società del gruppo sarebbero state spogliate dei loro patrimoni, lasciando solo i debiti, e trasferendo il patrimonio nelle ditte cassaforte.


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