Monza, l’emergenza coronavirus un anno dopo: «Il 23 febbraio 2020 il primo ricovero  al San Gerardo, dopo niente è stato più “normale”»
Dario Allevi sindaco (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, l’emergenza coronavirus un anno dopo: «Il 23 febbraio 2020 il primo ricovero al San Gerardo, dopo niente è stato più “normale”»

Il 23 febbraio 2020 a Monza veniva ricoverato il primo paziente per Covid. «Da allora niente è stato più “normale” e la parola emergenza è entrata a far parte della nostra quotidianità» commenta il sindaco Dario Allevi.

Ne ha parlato più volte, anche il 27 dicembre all’inizio della campagna vaccinale: il 23 febbraio 2020 per il sindaco Dario Allevi è stato il giorno chiave dell’emergenza coronavirus, una domenica iniziata presto con la telefonata del direttore generale dell’ospedale Mario Alparone per annunciare il primo ricovero per Covid al San Gerardo di Monza. Un uomo trasferito da Crema, tre giorni dopo la scoperta della prima positività in Lombardia. È stato anche il giorno in cui la Lombardia si è fermata con la prima ordinanza che aveva chiuso le scuole, i teatri, i cinema e sospeso tutte le manifestazioni e iniziative.

Esattamente dodici mesi dopo il responsabile regionale della campagna di vaccinazione anti-Covid, Guido Bertolaso, ha parlato ufficialmente di “terza ondata di contagi” riferendosi alla situazione di Brescia. A Monza, monitorata costantemente, le persone ricoverate al San Gerardo sono 131, di cui 12 in terapia intensiva. Un dato in risalita: erano 101 i pazienti ricoverati di cui otto in terapia intensiva il 17 febbraio.

«Sono passati 365 giorni da quella telefonata - fa sapere il sindaco su Facebook riavvolgendo ancora una volta il nastro dei ricordi - Da allora niente è stato più “normale” e la parola emergenza è entrata a far parte della nostra quotidianità. Pur nella concitazione delle prime settimane abbiamo tentato di gestire al meglio quei drammatici momenti: ho sentito forte la responsabilità di assumere decisioni difficili, di chiudere passo dopo passo la nostra città, di imporre regole ferree e di pretendere che fossero rispettate».

Dopo una primavera a supporto delle zone più colpite, Monza ha pagato un prezzo alto durante la seconda ondata in autunno: «Si è abbattuta in modo ancora più violento con un pesante bilancio di malati e di concittadini che, purtroppo, non ce l’hanno fatta. È di 391 decessi l’ultimo bollettino e la stele che abbiamo posato all’ingresso del cimitero in loro memoria ne sarà per sempre il ricordo vivo».

E poi: «So bene che la battaglia non è ancora vinta, che le varianti costituiscono un ulteriore pericolo e che la sfida è riuscire a vaccinarci tutti, il prima possibile. Ancora una volta stiamo facendo la nostra parte per mettere a disposizione luoghi idonei e sicuri per la vaccinazione, in stretta collaborazione con i vertici di ATS e di Regione Lombardia. Dobbiamo uscirne, dobbiamo tornare a vivere e vogliamo ricostruire, un passo dopo l’altro, la nostra comunità. So che posso contare su talenti ed energie straordinarie. Ce la faremo, ancora una volta insieme».


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