Monza, il testamento spirituale di don Dino Gariboldi
Monza: i funerali di don Dino Gariboldi, arciprete emerito, in Duomo (Foto by Fabrizio Radaelli)

Monza, il testamento spirituale di don Dino Gariboldi

Il testamento spirituale di monsignor Leopoldo Gariboldi, per tutti don Dino, scomparso a Monza alla soglia dei 90 anni. I funerali si sono celebrati in Duomo quarant’anni esatti dopo il suo ingresso, nel 1980.

Era il 13 gennaio 1980 quando monsignor Dino Gariboldi faceva il suo ingresso ufficiale in duomo. Quattro decenni dopo, il 13 gennaio 2020, il duomo ha accolto la salma dell’arciprete emerito, scomparso alla soglia dei novant’anni nella mattinata di sabato 11 gennaio. Lunedì i funerali con decine di sacerdoti - tutti i parroci, i vicari, i coadiutori che hanno svolto il loro ministero a Monza - monsignor Silvano Provasi, monsignor Franco Agnesi, vicario generale della Curia di Milano, che ha celebrato la funzione. C’erano i sindaci che si sono susseguiti nei quattro decenni: da Emanuele Cirillo, primo cittadino nel 1980 a Dario Allevi. E poi il mondo dell’imprenditoria e della cultura, le associazioni. I suoi ex alunni del collegio di Tradate, gli alabardieri, i Cavalieri del Santo sepolcro, i religiosi e le religiose della città. Sulla bara, semplice di legno chiaro, la stessa pagina del vangelo che fu letta quel giorno di gennaio di quarant’anni fa.

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Questo è il testamento spirituale scritto nel giorno del suo settantacinquesimo compleanno, il 1 aprile 2005.

Come al termine di ogni Messa celebrata in vita, al momento della morte oso ripetere “O Buon Gesù, esaudiscimi. Nell’ora della mia morte chiamami. Comandami di venire a Te, perché con i tuoi santi io ti lodi, nei secoli dei secoli. Amen”.

So di essere accompagnato da Maria la cui materna protezione ho mille e millevolte invocato dicendo “prega per noi peccatori adesso e nell’ora della nostra morte”.

“Ecce venio ad Te, dulcissime Domine…”. Vorrei venire con la festosa impazienza delle cinque vergini sagge; ma so di venire con l’inquietudine e il rossore del figlio minore che, dopo essersi allontanato sconsideratamente dalla casa paterna, “rientrò in se stesso e disse “mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre ho peccato contro il cielo e contro di Te”.

Queste parole ora sono anche sulle mie labbra, ma da sempre sono nel mio cuore. E mi attendo un abbraccio misericordioso.

E a voi che ho incontrato e amato, a motivo del mio ministero sacerdotale, nei Collegi Arcivescovili Riuniti e in particolare in quello di Tradate, nella mia parrocchia di Masate, e per lunghi anni in questa parrocchia del Duomo e nella città di Monza, o per legami di parentela, di amicizia, di collaborazione, domando di assicurarmi la abbondanza della misericordia del Padre, unendo al Suo perdono il vostro, perché la luce del tramonto mi fa vedere che non ho fatto a voi e per voi tutto il bene che il Signore mi aveva indicato e richiesto chiamandomi al sacerdozio.

Eppure oso dire che voi siete la mia lettera di raccomandazione che presenterò al Padre. “La nostra lettera siete voi… È noto infatti che voi siete una lettera di Cristo composta da noi, scritta non con inchiostro, ma con lo Spirito del Dio vivente, non su tavole di pietra, ma sulle tavole di carne dei vostri cuori” (2 Cor. 3, 2-3).

Vorrei tanto averla scritta, come S. Paolo, non usando “chiacchiere mie”, ma solo parola del Signore!

Ora, presentandola al Padre, domanderò che tutti voi a cui ho parlato in nome suo siate sempre e insieme, nella chiesa una lettera di presentazione della perenne vittoria dello Spirito sulla fragilità umana.

La bontà e il rimpianto di tutti voi va ripetendomi Addio!, ma quella “carità che non avrà mai fine” ci stringe già in un fraterno arrivederci.

Mentre per l’ultima volta e prima della visione, professo la mia fede e dico “Credo in Dio Padre onnipotente…Credo in Gesù Cristo, suo unico Figlio, nostro Signore…Credo nello Spirito Santo, la santa Chiesa Cattolica, la remissione dei peccati” e, con la speranza che diventa certezza, “aspetto la risurrezione dei morti e la vita del mondo che verrà. Amen”. don Dino


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