Monza, grand hotel ex Diefenbach: l’area dismessa diroccata e abitata
Monza, all’interno dell’ex Diefenbch in via Borgazzi (Foto by Federica Fenaroli)

Monza, grand hotel ex Diefenbach: l’area dismessa diroccata e abitata

VIDEO - Nel 2012 sembrava tutto pronto perché potesse diventare un albergo con torre di 12 piani. Invece l’ex Diefenbach di via Borgazzi a Monza è rimasta un’area dismessa, diroccata e abbandonata. Ma rifugio per chi non ha una casa.

Nel 2012 la giunta Mariani aveva approvato un piano attuativo presentato dalla ditta Sangalli che prevedeva nell’area la costruzione di un albergo con una torre di dodici piani. Sembrava tutto pronto, ma poi non se ne è fatto più nulla. La Ex Diefenbach di Monza è rimasta nello stesso stato in cui versava già da decenni. È rimasta nel degrado. Nell’abbandono. Eppure, se non nella forma, visto che cade a pezzi, almeno nella sostanza un albergo lo è diventato per davvero.

In via Borgazzi il rudere della fabbrica - fondata nel 1907, produceva macchine per la spremitura delle olive, presse e filtri per olio - offre rifugio ai senzatetto. Accedere all’area abbandonata è un gioco da ragazzi: tra i cancelli chiusi con i lucchetti se ne nota uno che è stata manomesso. Una leggera spinta, un basso muretto da scavalcare e via libera agli oltre tredicimila metri quadrati dell’area - quasi quattromila quelli coperti. Un corridoio centrale e fabbricati alla sua destra e alla sua sinistra.

Monza, all’interno dell’ex Diefenbch in via Borgazzi

Monza, all’interno dell’ex Diefenbch in via Borgazzi
(Foto by Federica Fenaroli)


Che sia abitata è evidente fin da subito. Tra le macerie e i rifiuti è stato allestito un salotto di fortuna, con tanto di filo teso per stendere il bucato e scarpe appoggiate a quello che resta di finestre. Tra i locali che si dipanano nel fabbricato presente sulla sinistra alcuni sono stati adibiti a camere da letto: coperte piegate con cura sono appoggiate ai materassi. Vestiti appesi alle pareti e appoggiati a sedie. Uno stendino fa mostra di sé nel cortile centrale. Nell’altro fabbricato, sulla destra, una cucina tutt’altro che di fortuna: pentole sui alcuni fornelli e una vera e propria dispensa su alcuni bancali. Cartoni del latte, un sacco di patate. Uova e passata di pomodoro. Olio. Segni di presenze stabili, da chissà quanto tempo. Tracce di qualcuno che si è organizzato al meglio e che indisturbato continua a vivere in una delle aree dismesse più antiche della città.


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