Monza, gli artigiani contro il Pos

«Ci costa 13 milioni l’anno»

Monza, gli artigiani contro il Pos  «Ci costa 13 milioni l’anno»

Il segretario dell’Unione Artigiani di Monza e Brianza: «Le aziende con 50mila euro di fatturato dovranno pagare 591 euro l’anno. Il costo delle transazioni sia azzerato dalle banche o diviso in modo equo tra chi incassa e chi paga».

Pronto, partenza e via. Con le polemiche e le proteste. Anche degli stessi consumatori. L’avvento del Pos - il point of sale - obbligatorio dal 30 giugno 2014 a tutte le imprese e i professionisti per permettere di pagare con bancomat e carte di credito tutte le spese da un minimo di 30 euro, ha sollevato un diluvio di polemiche. La Cgia di Mestre ha calcolato che il servizio costerà circa 1.200 euro l’anno a quelle imprese che fattutano 100mila euro. L’Unione Artigiani è andata più in là e ha calcolato che i «costi per Monza e Brianza potrebbero incidere sul mondo artigiano tra i 1p0 e i 13 milioni l’anno». Secondo un calcolo effettuato dall’organizzazione «un artigiano che incassa 50mila euro l’anno con il Pos sarebbe costretto a pagarne 591,50 per l’utilizzo di un apparecchio base, 604 con un cordless, 620 se collegato con Gsm». Non proprio spesucce, alle quali si aggiungono gli oneri fiscali. Al momento non sono previste sanzioni nei confronti di chi non si doterà di Pos negli uffici, studi professionali oppure officine. Per Marco Accornero, segretario generale dell’Unione Artigiani di Monza e Brianza, «la facilitazione dei rapporti con la clientela anche favorendo i pagamenti attraverso le tecnologie rappresenta un aspetto positivo. Tuttavia l’introduzione dell’obbligo del Pos non deve trasformarsi in una ulteriore tassa sulle spalle di imprenditori e professionisti. Il costo delle transazioni potrebbe anche essere azzerato da parte delle banche o, quanto meno, fatto sopportare in modo equo a chi paga».


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