Monza, epidemia di mixomatosi tra i conigli selvatici: non è pericoloso per l’uomo
Un coniglio recuperato da volontari Enpa

Monza, epidemia di mixomatosi tra i conigli selvatici: non è pericoloso per l’uomo

L’autorità sanitaria ha verificato un’epidemia di mixomatosi tra i conigli selvatici a Monza, Lissone, Brugherio e Biassono e ha firmato un’ordinanza per contenere il contagio. Ecco cosa fare: non è pericolosa per l’uomo.

L’ordinanza è chiara: la Provincia di Monza e Brianza è “zona di protezione contro la mixomatosi dei conigli”. A emettere il documento, pochi giorni fa, è stata l’Ats Brianza – Dipartimento veterinario e Servizio sanità animale con sede a Monza. L’allerta sulla proliferazione della malattia tra i conigli selvatici della zona è arrivata non soltanto da cittadini, veterinari e polizie locali, ma anche dall’analisi dei molteplici ritrovamenti di carcasse prelevate a Biassono, Brugherio, Lissone e Monza, dove già da tempo i residenti avevano segnalato la presenza di colonie malate e di esemplari morti rinvenuti in zone urbane.

L’ordinanza obbliga al “divieto di immettere dentro la zona di protezione, o di asportare dalla stessa, conigli vivi o morti”, alla “vigilanza sanitaria periodica” e alla “distruzione degli animali abbattuti o reperiti morti mediante incenerimento da arte di ditte autorizzate”. Non solo: è doveroso l’“abbattimento dei conigli infetti da effettuarsi esclusivamente da parte della polizia provinciale di Monza e Brianza”.

Le norme appena elencate sono fondamentali soprattutto per arginare la proliferazione della malattia tra i conigli domestici o quelli da allevamento (che comunque possono essere sottoposti a vaccinazione). La mixomatosi non si trasmette all’uomo e ad altre specie animali né direttamente né consumando carni di coniglio. La malattie deriva dal ceppo del vaiolo. Può essere trasmessa per via cutanea (zanzare o pulci), respiratoria o venerea e l’incubazione della malattia può variare dai 2 ai 20 giorni. Tra i principali sintomi vi sono congiuntivite, tumefazione delle palpebre, edemi, nodosità o tumefazioni sulla testa, sul dorso e sulle aree genitali. La mortalità arriva a sfiorare il 100% degli animali colpiti.


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