Monza e Brianza, i vigili del fuoco: troppi incidenti al volante per distrazione
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Monza e Brianza, i vigili del fuoco: troppi incidenti al volante per distrazione

Il comandante dei vigili del fuoco della Brianza, Claudio Giacalone,racconta presente e futuro della centrale di Monza. E parte dall’impennata di interventi per estrarre i guidatori distratti dalle auto.

Tante auto che si ribaltano? «I suv non c’entrano, dipende solo dalla distrazione al volante». Ma le vetture elettriche, che siano coinvolte in incidenti o che si incendino, «per noi, vigili del fuoco, potrebbero diventare un problema». Sono proprio i sinistri stradali a Monza e in Brianza a rappresentare una fetta cospicua degli interventi degli uomini del comando provinciale di via Cavallotti guidati dall’ingegnere Claudio Giacalone. Ed è proprio il comandante a fornire i numeri: «Nel 2019 abbiamo eseguito circa novemila interventi» spiega.

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Nel dettaglio, sono calati gli incendi, «e questa è una buonissima notizia, significa che la prevenzione a tutti i livelli funziona» mentre sono cresciute le uscite per estrarre automobilisti e passeggeri dagli abitacoli delle auto incidentate. «Ma in quest’ultimo caso – aggiunge Giacalone – la prevenzione non è di nostra competenza ma, mi permetto di dire, forse bisognerebbe fare qualcosa di più».

Il comandante provinciale Claudio Giacalone

Il comandante provinciale Claudio Giacalone
(Foto by Fabrizio Radaelli)

Con divisa e mascherina, nel suo ufficio al terzo piano della “tribolata” palazzina di via Cavallotti (per lunghi anni chiusa e inutilizzata), il comandante parte proprio da qui: «Quando sono arrivato, nel 2019, sono dovuto partire da zero. Questo piano – e lo indica con la mano – era completamente vuoto, senza neppure una sedia né una scrivania». E oggi? «Siamo un comando provinciale autonomo a tutti gli effetti» dice con orgoglio. «Manca ancora qualcosa da fare, ma possiamo essere soddisfatti. Il 27 marzo del 2019 abbiamo reso operativo il centro prevenzione incendi», una lunga fila di uffici, a piano terra della palazzina, che ha assorbito il 40 percento delle pratiche prima gestite completamente dal comando di Milano. Circa 140mila, inerenti attività pericolose, «per le quali occorre presentare ai nostri uffici uno specifico progetto, una Scia e seguono controlli in loco».

Poi c’è la parte del soccorso vera e propria: «A febbraio di quest’anno è avvenuto il definitivo distacco da Milano, siamo diventati completamente autonomi e abbiamo una nostra centrale operativa oltre a due presidi di dipendenti a Desio e Seregno e sei distaccamenti di volontari a Seregno, Desio, Lazzate, Carate Brianza, Lissone e Vimercate. Questi ultimi – spiega – sono normali cittadini che hanno un proprio lavoro ma che, appena suona la campana, si mettono a disposizione per le operazioni di soccorso. Si tratta ovviamente di personale periodicamente addestrato, pagato per le ore di servizio svolte e perfettamente equiparabile, dal punto di vista delle mansioni, ai dipendenti».

Attualmente il comando può contare «su 150 dipendenti rispetto ai 193 previsti in pianta organica e 200 volontari. Numeri considerevoli, ma si tenga presente che siamo la terza provincia della Lombardia per numero di abitanti e con una elevatissima densità». Quanto ai mezzi a disposizione «sono sufficienti e numericamente efficienti». Per i 40 dipendenti mancanti: «Per averli occorrerà molto tempo, del resto siamo anche proprio in questi giorni in attesa di altri due impiegati. Per andare a regime, da esperienza, occorreranno almeno due anni».

Tornando agli interventi, non mancano gli incendi in abitazione e oltre ad essere conseguenza talvolta di incidenti domestici o dimenticanze, vedi la pentola sul fuoco, o di corto circuiti, il comandante punta il dito soprattutto su quelle che chiama “caldaiette” domestiche da riscaldamento, per le quali i vigili del fuoco non hanno competenze rispetto ai controlli (si occupano di caldaie industriali) ma, dice Giacalone, «il monossido, il killer silenzioso, è sempre in agguato, dunque insisto e organizzo anche per quanto possibile incontri con la cittadinanza affinché cresca l’idea di sicurezza, si facciamo fare impianti a norma, controllati periodicamente da personale esperto e, cosa importantissima, che non si chiuda la finestrella di ventilazione». Frequenti sono anche gli incendi di auto «e le vetture di ultima generazione – spiega – qualche problema possono darcelo, occorre prestare la massima attenzione perché l’operatore corre il rischio di subire scariche elettriche» senza contare che spegnere le fiamme avendo a che fare con un voluminoso “pacco batterie” non è uno scherzo.

Con il prossimo anno, infine, grazie a una modifica del decreto inerente le attività pericolose, i vigili del fuoco potranno anche occuparsi della prevenzione incendi nel comparto degli impianti di trattamento rifiuti. «Dal canto nostro interverremo sugli impianti regolari, altra cosa – conclude il comandante – sono quelli allestiti dalla malavita», capannoni riempiti di spazzatura e dati alle fiamme. «In quel caso il controllo preventivo è affidato ai sindaci, alle forze dell’ordine e naturalmente ai cittadini che devono segnalare ogni movimento sospetto».


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