Monza, cresce il lavoro dell’Unità speciale Covid: «Prima 40 interventi a settimana,  ora ne abbiamo fatti 40 solo lunedì»
Alberto Fascì (Foto by Cristina Marzorati)

Monza, cresce il lavoro dell’Unità speciale Covid: «Prima 40 interventi a settimana, ora ne abbiamo fatti 40 solo lunedì»

I numeri sono cresciuti esponenzialmente: il Covid-19 circola forse anche più di questa primavera, ma se si corre ai ripari ora si può gestire. Ecco l’esperienza di Alberto Fascì, 25 anni, medico cesanese lavora per l’Unità speciale di continuità assistenziale. Cinque dottori con base a Monza

I numeri sono cresciuti esponenzialmente: il Covid-19 circola come ad aprile, forse di più, ma se si corre ai ripari ora si può gestire. Lo provano le parole di chi ogni giorno è in prima fila nella lotta contro il “mostro”, persone come Alberto Fascì, 25 anni, giovane medico cesanese che dalla primavera scorsa lavora per l’Usca: Unità speciale di continuità assistenziale. Cinque dottori con base a Monza, sei ore per turno, assicurano la visita direttamente al domicilio dei pazienti segnalati dai medici di base.

«Tra giugno e luglio gli interventi settimanali erano al massimo 40 e i positivi una parte marginale – spiega Alberto – Nelle ultime settimane il lavoro è cresciuto in maniera esponenziale: nella sola mattinata di lunedì 12 ottobre abbiamo visitato 40 persone». Un lavoro faticoso che ha uno scopo fondamentale: «Curare i pazienti direttamente a domicilio. Il debutto di Usca risale ad aprile, quando l’ondata di pandemia si era impattata direttamente sugli ospedali. Adesso il nostro operato è finalizzato a evitare che i malati vengano ricoverati». Malati che sono sempre più giovani ma anche consapevoli: «Li troviamo muniti di saturimetro e anche i medici di base sono più preparati. I casi gravi ci sono ancora e se in estate i positivi erano un paio, ora possono essere la metà delle persone visitate. Dopotutto noi interveniamo solo sintomatici». Per il dottor Fascì l’Usca ha bisogno di un aiuto sul fronte degli uomini e delle sedi.

«A primavera avevamo base a Monza e a Concorezzo, io lavoravo per la sede di Concorezzo. Ora è rimasta solo la sede di Monza e da qui partiamo ogni giorno in base alle richieste. Siamo poco più di una ventina di medici e dobbiamo intervenire su tutto il territorio. Il nostro obiettivo è soddisfare ogni giorno le richieste quotidiane, ma diventa difficile per la distanza e anche per il traffico: ad aprile col lockdown non c’era in giro nessuno, ora coprire una distanza chilometrica importante può far perdere molto tempo». Insomma il messaggio è chiaro: il Covid-19 ora si può curare da casa, ma ci vogliono le persone e un’organizzazione più capillare sul territorio. «La Brianza Ovest ad esempio è caratterizzata da comuni molto grossi penso a Lissone, Desio, Seregno e Cesano Maderno con una popolazione importante dove le richieste giornaliere sono tante». Fascì oltre ad essere medico è anche segretario del Partito Democratico a Cesano Maderno. Gigi Ponti, consigliere regionale e consigliere comunale del Pd, durante l’ultima seduta del Parlamentino cesanese era pronto a presentare una mozione per chiedere di aprire un’Usca nei locali di via San Carlo a Cesano Maderno, sede di servizi sanitari di Asst e Ats. La mozione non è stata discussa perché fuori tempo massimo, ma visto quello che sta accadendo e la testimonianza di Fascì diventa di somma urgenza. Il tema era stato sollevato in consiglio comunale già dei mesi scorsi da Dario Pizzarelli del “Movimento cinque stelle”.


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