Monza: chi è Marina Cirulli, la maestra premiata col Giovannino d’Oro
Monza maestra Marina Cirulli

Monza: chi è Marina Cirulli, la maestra premiata col Giovannino d’Oro

L’insegnante che ha cresciuto generazioni di monzesi: Marina Cirulli. Dopo quarant’anni di servizio va in pensione e viene premiata dalla sua città con il Giovannino d’Oro.

L’insegnante che ha cresciuto generazioni di monzesi: Marina Cirulli. Dopo quarant’anni di servizio va in pensione e viene premiata dalla sua città con il Giovannino d’Oro. Una colonna della scuola primaria Volta, dove è arrivata nel 1986 ed è rimasta fino a quest’anno.

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Dai primi alunni, che erano nati nel 1973, alle ultime generazioni nate nel 2009, ricorda con affetto molti di loro, di alcuni ha avuto in classe anche i figli.
«Ricordo una ragazza con sindrome di down che era con me alla Dante nei primi anni - racconta Marina - l’ho rivista qualche anno fa, oggi ha 43 anni, l’ho chiamata e, commossa, mi ha riconosciuto. Ci siamo messe a parlare, si ricordava dei miei figli che allora erano molto piccoli, è stato un momento emozionante. Così come pochi anni fa ho rivisto Francesco, con sua moglie e la loro bambina di 6 mesi, la moglie mi ha raccontato che era entusiasta di conoscermi perché Francesco le aveva tanto parlato di me e volevano che fossi la maestra della loro piccola».

Una vita ricca di ricordi. Ha mosso i primi passi nel campo dell’insegnamento nel 1979, dopo essersi diplomata in lingue ha scelto di proseguire gli studi e, mentre lavorava, si è iscritta e ha continuato il percorso presso la scuola magistrale ortofrenica, specializzata nella formazione di docenti di sostegno, a Milano: «Il giorno dopo aver discusso la tesi ho iniziato subito il lavoro a scuola alla Dante di Monza. Sono rimasta da loro per sette anni e sono stati indimenticabili».

Aveva solo 19 anni, i bambini la vedevano come una sorella maggiore. Conserva ancora i diari di quegli anni in cui annotava ogni dettaglio della giornata per trarne insegnamento. Erano anni in cui non c’era la fotocopiatrice, preparava a mano i disegni e le copie le faceva usando la carta carbone. Insegnante di sostegno per diversi anni, sino al 1991-92 quando chiese di essere maestra di una classe.

Centinaia di bambini sono cresciuti con lei, hanno appreso le basi dell’istruzione, come Nancy e Iasenko, negli anni ’90, che erano stati adottati, arrivavano dalla Bosnia, li ha cresciuti e, nonostante gli anni trascorsi, sa che si sono realizzati e hanno fatto un ottimo percorso di studi.

«Abbiamo fatto tante battaglie per la scuola Volta - ricorda - come quando ci dissero che volevano usare dei locali della scuola per creare gli uffici della Posta. Con le colleghe e il custode Nava siamo scesi in prima linea per dire: no. La scuola non doveva essere modificata. Un lungo percorso e, alla fine, l’avemmo vinta noi. Nel 1996 ci fu un vero cambiamento, i corsi di nuoto in orario curricolare, l’orto didattico, gli spettacoli teatrali che coinvolgevano tutti gli alunni. Abbiamo fatto tanto per questa scuola e quel che più mi sta a cuore è che siamo riusciti a creare un senso di “comunità” e appartenenza che non sempre è facile costruire. Quando sento i miei bambini dire con orgoglio “siamo della Volta” sono molto più che soddisfatta».

Ricorda ogni “faccetta” che è passata dalla scuola, anche chi non era suo alunno, non dimentica nessuno.
«Un anno, quando ancora in quinta elementare si facevano gli esami, un alunno che è sempre stato silenzioso ha iniziato a parlare all’esame orale, tanto che la commissione lo ha dovuto fermare. Mi ha chiesto di ascoltarlo, dopo l’esame, sulle scale perché aveva tanto da dire. Una gioia infinita. I bambini mi hanno dato tanto, così come le colleghe. Le più anziane mi hanno insegnato professionalità e abnegazione, insegnamenti che ho fatto miei. Tutte mi hanno dimostrato affetto. Fare scuola con il cuore, è questo il segreto».

Tante generazioni che ha cresciuto e che lo stesso sindaco Dario Allevi ha ricordato, durante lo spettacolo di fine anno. «Marina ha insegnato a tante generazioni di monzesi - ha detto Allevi - la sua impronta è visibile negli occhi dei bambini. Andrà in pensione ma l’andremo a cercare perché la comunità ha bisogno di lei».


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