Metropolitana M5 a Monza: bocciato un emendamento, ecco chi dice sì e chi forse
La fermata alla Villa reale di Monza

Metropolitana M5 a Monza: bocciato un emendamento, ecco chi dice sì e chi forse

La commissione bilancio della Camera boccia un emendamento di Andrea Mandelli (FI) a favore della M5 a Monza. Giochi politici? Forse. Intanto ecco chi dice sì e chi forse alla metropolitana.

I sostenitori del prolungamento della metro 5 a Monza devono guardarsi da alcuni nemici che «lavorano contro». Il siluro è lanciato da Hq Monza che accusa il sottosegretario pentastellato alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni e l’ex ministro alle Infrastrutture Maurizio Lupi di «lavorare dietro le quinte» per boicottare il progetto in favore del tracciato diretto verso Settimo Milanese. Buffagni, attacca l’associazione presieduta da Isabella Tavazzi, avrebbe «tentato più volte di smantellare le iniziative» per portare i vagoni in città anche con un emendamento presentato e ritirato nel 2016 in consiglio regionale che prevedeva il passaggio della lilla da Bresso e Cusano Milanino fino a Bettola.

Lupi, aggiunge Hq Monza, «si è pubblicamente pronunciato contro» l’arrivo della 5 in Brianza e a favore del suo prolungamento da San Siro a Settimo. Le loro decisioni, ipotizza l’associazione, sarebbero influenzate dalla «coincidenza casuale» della presenza di aree edificabili a Bresso e a Settimo.

«Hq Monza – replica Buffagni – lancia accuse gravissime: se riuscisse a trovare un buco edificabile a Bresso farebbe un favore al sindaco. Sta cercando un colpevole su sui scaricare l’eventuale fallimento tecnico del progetto». «Queste persone – aggiunge il deputato – vogliono la garanzia di poter ottenere i finanziamenti, ma c’è un bando pubblico e ci sono 2,5 miliardi che cercheremo di aumentare. Loro, però, sanno che l’intervento ha delle criticità: con tutte le fermate previste ci si impiegherebbe un’ora per andare da Zara a Monza, molto di più che non con i mezzi alternativi». Buffagni boccia, inoltre, la realizzazione dell’hub a Bettola: «La metro – commenta – arriverebbe in un centro commerciale che ha chiuso in quanto nel giro di 500 metri non ci sono abitazioni». L’emendamento al piano regionale, puntualizza poi, avrebbe penalizzato i residenti in viale Fulvio Testi e non i monzesi.

Gli attacchi sono respinti anche da Lupi: «Da ministro – afferma – ho sempre lavorato per lo sviluppo strategico delle metro 5 e 4 e collaborato con i sindaci del territorio: il prolungamento a Settimo non è in contrapposizione con quello a Monza. Se qualcuno vuole fare polemiche strumentali lo faccia: quel che conta sono gli atti ministeriali. Ora l’opera si faccia rapidamente e se c’è da mettere una firma per sostenerla la metto».

Anche gli altri parlamentari brianzoli promuovono il prolungamento della lilla: «Risolverebbe – spiega il senatore a 5 Stelle Marco Corbetta – i problemi di traffico e di inquinamento. Mi sembra, però, che con la richiesta di fondi al ministro Toninelli, i sindaci di Monza e di Milano stiano mettendo le mani avanti: non sarà lui a decidere i progetti da finanziare, ma un bando che non lascia discrezionalità politica». «I soldi ci sono – assicura il deputato leghista Paolo Grimoldi – ora si tratta di capire se Monza e Milano riusciranno ad accaparrarseli». Il padano, quindi, garantisce sul comportamento dei partner di Governo: «Non mi risulta – dice – che Buffagni o altri abbiano fatto ostruzionismo».

Si muove, intanto, il deputato forzista Andrea Mandelli che con un subemendamento alla legge di Bilancio ha domandato un finanziamento di 300 milioni di euro all’anno dal 2019 al 2021: la proposta è stata bocciata in commissione nei giorni scorsi, ma è tutto fuorché una condanna. In ogni caso non un buon segnale.


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