Maltrattamenti all’asilo di Cesano Maderno: due maestre rinviate a giudizio, undici famiglie parte civile
CESANO SCUOLA MATERNA CALASTRI (Foto by Attilio Pozzi)

Maltrattamenti all’asilo di Cesano Maderno: due maestre rinviate a giudizio, undici famiglie parte civile

Sono state rinviate a giudizio le due maestre della scuola dell’infanzia Calastri di Cesano Maderno (estranea ai fatti) accusate di maltrattamenti, peculato e falsi. Undici famiglie si sono rivolte ai legali per costituirsi parte civile.

Undici famiglie contro le maestre d’asilo della scuola Calastri di Cesano Maderno accusate di maltrattamenti su minori, falso e peculato. Nei confronti delle due donne indagate, la procura di Monza ha depositato richiesta di rinvio a giudizio, e il tribunale ha fissato la prima udienza preliminare il prossimo 19 marzo, davanti al gup Cristina Di Censo. Secondo quanto appreso, il quadro accusatorio ipotizzato dagli inquirenti (pm Michela Versini) durante le indagini preliminari è sostanzialmente invariato anche nella richiesta di rinvio a giudizio. Sono undici, invece, le famiglie che si sono rivolti all’assistenza di un legale (gli avvocati Cristina Ricci per cinque di queste, e Gianluca Crusco per le altre) per costituirsi eventualmente parti civili contro le imputate, due maestre di 54 e 53 anni, residenti a Desio e Cormano.

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Il caso è scoppiato lo scorso ottobre, quando le due donne sono state raggiunte da altrettante misure interdittive emesse dal gip Cristina Corbetta, che imponevano il divieto di esercitare la professione o di esercitare altre attività a contatto coi minori per la durata di nove mesi. Ovviamente per la Calastri, conosciuta come istituto modello (estraneo alle accuse), si è trattato di uno scandalo, scoperchiato grazie all’indagine condotta dai carabinieri di Desio. Non si tratta solo di accuse di maltrattamenti, per i “castighi spropositati” che sarebbero stati imposti ai bimbi della scuola dell’infanzia Calastri tra settembre 2018 e giugno scorso. Vengono contestate anche quelle di peculato, per essersi impossessate delle merende dei piccoli, considerate un bene pubblico, e di falso, per aver addossato sulle famiglie la responsabilità del malessere dei piccoli, nelle schede da inviare alla scuola primaria per formare le classi.


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