La testimonianza: io pendolare imbruttito “prigioniero” a Garibaldi
Un’altra mattina da incubo per i pendolari brianzoli: ritardi e cancellazioni

La testimonianza: io pendolare imbruttito “prigioniero” a Garibaldi

L’attesa, le indicazioni alla rinfusa e poi il consiglio di partire da Lambrate e prendere un’altra linea: cronaca di una mattina di ordinaria follia sulla linea tra Milano e Monza

Treni bloccati, informazioni date alla carlona e un’ora di attesa prima di sentirsi dire di cambiare punto di partenza per arrivare a Monza. E’ solo l’ultima stazione del calvario quotidiano dei pendolari che si avventurano ogni mattina sulla tratta da Milano a Monza e poi per il resto della Brianza. Sì perché quando si esce di casa l’orario di arrivo in ufficio, in fabbrica o in negozio non è sicuro, l’unica cosa certa è che prima o poi durante il tragitto ci si arrabbia per qualcosa.

Così è successo anche stamattina dopo una settimana costellata di inconvenienti più o meno gravi che hanno fatto ritardare treni a tutte le ore. Chi partiva da Milano Porta Garibaldi per raggiungere la Brianza non aveva gran che scelta. Sul treno delle 8.31 per Paderno Robbiate abbiamo atteso a lungo prima di avere indicazioni precise: dopo un quarto d’ora è passato il capotreno per comunicare a voce (comunicazioni con l’altoparlante, per tutti non ne ho sentite) che la partenza sarebbe avvenuta in ritardo perché c’era un treno fermo lungo il tragitto (un Frecciarossa di Trenitalia). Solo qualche minuto dopo, chiedendo al personale di Trenord ci hanno comunicato che i treni erano bloccati e che per andare da quella parte non c’erano speranze.

E’ dovuta passare un’ora, sempre chiedendo a destra e a manca, per capire che c’era un treno per Como in partenza da un altro binario. Ma arrivati lì un altro indaffarato addetto di Trenord, sempre a voce, ai viaggiatori che lo interrogavano spiegava che non si sapeva quando si sarebbe partiti e che per chi andava a Monza era meglio prendere la metropolitana, andare a Lambrate e salire su un treno della linea Albairate-Saronno. Risultato: arrivo a Monza alle 10.15. Un viaggio costellato di persone che telefonavano al lavoro per dire che sarebbero arrivati in ritardo, che rimandavano appuntamenti perché non ci sarebbero arrivati. Vicino a me una donna che era partita molto prima per essere sicura di arrivare al lavoro in un negozio e che ogni dieci minuti telefonava al suo capo per spiegargli la situazione. Sperando nella sua benevolenza.

La solita settimana nera per i pendolari. Peggio delle altre. Attentati, guasti al sistema a Milano con ritardi di 80-90 minuti e alla fine anche un treno fermo che bloccava tutto. Alle aziende che gestiscono i nostri treni e alla politica, di cuore, dico <Andate a quel paese>, anche se, da “pendolare imbruttito” potete immaginare che sto pensando ben altro. E non rimbalzate le responsabilità a quelli che c’erano prima o agli altri partiti che non hanno fatto abbastanza. Per ora basta un semplice: <Scusa>. L’unica parola che potete pronunciare.


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