La parrocchia di Lentate sul Seveso è in crisi: calo di offerte e di benefattori
La chiesa parrocchiale di Camnago

La parrocchia di Lentate sul Seveso è in crisi: calo di offerte e di benefattori

Don Miotto lancia l’allarme sulla crisi economica che attanaglia la comunità pastorale di Santo Stefano a Lentate sul Seveso: «Rischio concreto, se non tornano i benefattori». Particolarmente colpita la parrocchia di Camnago.

La comunità pastorale di Santo Stefano a Lentate sul Seveso rischia il tracollo finanziario? La crisi non è così imminente, ma il parroco don Italo Miotto non si nasconde: «Se i fedeli non torneranno a sostenere le parrocchie, in particolare se non ci sarà il “rinnovo” dei grandi benefattori, non escludo che in autunno non si accenderà il riscaldamento nelle chiese e negli oratori».

Una crisi che hanno già affrontato anche grandi parrocchie milanesi, oggi tocca a Lentate sul Seveso e in particolare alla comunità di Camnago. A parlare sono i numeri, pubblicati nero su bianco da don Miotto sull’ultimo bollettino parrocchiale in distribuzione dal 24 aprile. Per ogni singola parrocchia sono state riportate entrate, uscite e soprattutto l’aiuto da restituire alle altre comunità. Se Copreno se la cava con un debito di poco superiore ai 2mila e 700 euro, Cimnago ha un debito di 23mila euro e Camnago supera i 44mila euro.

«Non ci sono più i grandi benefattori, perché sono morti o l’azienda passa ai figli, ma loro non sono così legati alla Chiesa come i genitori».
La situazione non è migliore dal fronte delle offerte, un calo amplificato dalla situazione pandemica: «Le libere offerte per funerali, matrimoni, battesimi, comunioni o cresime non devono mai mancare. C’è poca sensibilità e così bisogna contenere i costi».

Dove tagliare? «La cifra più consistente sono sicuramente le bollette e in particolare quelle del gas, insomma il riscaldamento. A Camnago, a Copreno e a Cimnago si è investito sul riscaldamento a pavimento, ma questo impone un’accensione quasi di 24 ore per sei mesi l’anno. Ha senso se i locali vengono sempre occupati, case, negozi, ma le chiese usate solo per alcune ora la settimana diventano un costo difficile da sostenere».

Il rischio qual è? «Potremmo essere costretti a celebrare le messe soltanto in alcune chiese chiudendo quelle “più costose”». Altro tema è quello degli investimenti. A Copreno sono stati spesi oltre 270mila euro per la tendostruttura in oratorio.

«Non c’era uno spazio coperto da sfruttare in estate, quando le temperature sono proibitive. Abbiamo poi tante richieste per le partite di calcetto, ma visto il Covid siamo fermi. Non dimentichiamo però che è ancora aperta la questione dell’assegno di 130mila euro». Donato da un imprenditore per la riqualificazione del campo di calcio parrocchiale, quello al confine col Bennet, non è mai stato incassato, a quanto pare non ci sarebbe l’adeguata copertura finanziaria.


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