La cocaina tra le galline e migliaia di euro nella legnaia: arrestata la famiglia dello spaccio di Seregno VIDEO
La conferenza stampa dell’operazione avvenuta al Comando provinciale del carabinieri di Monza

La cocaina tra le galline e migliaia di euro nella legnaia: arrestata la famiglia dello spaccio di Seregno VIDEO

VIDEO - La droga tra il fieno e le galline e il denaro contante, provento del fiorente spaccio, nella legnaia. Sono i due ingegnosi depositi utilizzati da F.A.P., 51 anni, di origini calabresi e residente a Seregno che insieme al figlio 22 e alla madre 74enne avrebbe gestito un vasto giro di spaccio di cocaina (2 etti alla settimana) e droghe leggere a Seregno e dintorni con almeno un centinaio di clienti.

La droga tra il fieno e le galline e il denaro contante, provento del fiorente spaccio, nella legnaia. Sono i due ingegnosi depositi utilizzati da F.A.P., 51 anni, di origini calabresi e residente a Seregno che insieme al figlio 22 e alla madre 74enne avrebbe gestito un vasto giro di spaccio di cocaina (2 etti alla settimana) e droghe leggere a Seregno e dintorni con almeno un centinaio di clienti fissi tra i quali casalinghe e operai alcuni dei quali si sono prestati anche a custodire la droga per conto del 51enne quando questi sospettava controlli.

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Nell’ambito dell’operazione, coordinata dalla Procura di Monza (pm Salvatore Bellomo) e condotta dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Seregno guidato dal capitano Daniele Brasi, sono state eseguite quattro misure cautelari (tre ai danni di papà, figlio e nonna) emesse dal Gip del Tribunale di Monza Pierangela Renda con le accuse di traffico e detenzione di sostanze stupefacenti.

Le indagini dei militari hanno preso le mosse da un attentato intimidatorio accaduto nel 2016 ad Albiate ai danni dell’auto di un “buttafuori” e driver di ballerine (il quarto soggetto colpito dall’ordinanza cautelare) che lavorava presso alcuni locali notturni della zona, vettura colpita con alcuni colpi di fucile a pallettoni. Un episodio sul quale i militari stanno ancora lavorando per fare luce e che sarebbe estraneo alle attività di spaccio ma piuttosto legato al lavoro svolto all’epoca dal destinatario dell’intimidazione. Le indagini, tuttavia, hanno permesso nel corso dei mesi successivi di scoprire che il buttafuori era uno spacciatore di cocaina collegato al 51 enne di Seregno.

Attraverso intercettazioni e pedinamenti i militari seregnesi hanno lavorato su due filoni di indagine relativi allo spaccio, uno collegato a F.A.P. e alla sua famiglia con ramificazioni fino alla provincia di Varese e l’altro al buttafuori a cui erano legati altri pusher di hashish e marijuana, per un totale di sei persone arrestate e 14 indagati da inizio indagini,tutti italiani, residenti, oltre che a Seregno, a Sovico, Giussano, Seveso e Lazzate.

Durante l’indagine sono stati sequestrati 1,7 chili di marijuana, 1,3 chili di hashish, 300 grammi di cocaina, due serre con 12 piante di canapa indica e 35mila euro in contanti oltre a un bilancino e materiale per il confezionamento delle dosi e una pistola semiautomatica risultata rubata nel 2005 durante un furto ai danni di un imprenditore di Giussano.

Proprio il 51enne è stato considerato il “dominus” del traffico che gestiva anche quando era in vacanza “guidando” telefonicamente l’anziana madre a indirizzare i pusher per recuperare lo stupefacente occultato tra le gabbie di volatili e galline o in un gabbiotto degli attrezzi in un campo isolato al confine tra Seregno e Paina di Giussano. Altrettanto amena era anche la palazzina di quattro appartamenti dove abitava insieme a tutto il suo nucleo familiare, in fondo a una strada cieca. Un appartamento, non abitato, sarebbe stato utilizzato come “drug house” per far consumare direttamente lo stupefacente ai clienti senza portarlo all’esterno per non dare nell’occhio.

Del resto, come documentato dai militari durante le indagini, il 51enne e così i suoi familiari (il figlio avrebbe soprattutto piazzato droghe leggere all’esterno dei locali della movida seregnese) tenevano un basso profilo tanto che F.A.P. si sarebbe vantato di gestire l’attività illecita da numerosi anni senza mai essere stato pizzicato. E, probabilmente, senza avere concorrenti sulla piazza grazie alla ”protezione indiretta” offerta da parentele (senza che lui ne fosse coinvolto direttamente) con esponenti della ’ndrangheta coinvolti in operazioni di polizia.

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