Inquinamento, Milano ha già esaurito il “bonus” annuale, male Monza. La colpa? «Diesel e zootecnia»
I dati diffusi da Legambiente

Inquinamento, Milano ha già esaurito il “bonus” annuale, male Monza. La colpa? «Diesel e zootecnia»

Milano raggiunge i 35 giorni di superamento dei limiti di legge, seguono Pavia e Cremona e subito dopo c’è Monza. Legambiente: «Bene l’area B a Milano. Servono misure concrete per la limitazione dell’uso dei diesel e una politica agricola regionale che punti a ridurre l’impatto ambientale della zootecnia estensiva».

«In Lombardia continua imperterrita l’ascesa dei livelli di polveri sottili nell’aria e il clima non aiuta, in assenza di precipitazioni: nei prossimi giorni solo i rinforzi di vento potrebbero portare sollievo all’aria ammorbata della conca padana, ma per ora siamo a livelli di inquinamento molto superiori a quelli raccomandati dall’Unione Europea. L’emergenza smog da inizio anno è divenuta una condizione di ordinaria amministrazione, dimostrando il fallimento del Piano Aria delle Regioni del bacino padano». Lo dice Legambiente in un comunicato in cui si afferma anche che «l’unica buona notizia viene da Milano, che attiverà la zona B: una misura, finalmente strutturale, per avviare la road map dell’uscita dal diesel. Un’azione che purtroppo resta isolata nel panorama padano dove, anzi, le istituzioni sembrano essere ancora troppo indulgenti con il diesel».

Nel recente incontro a Roma tra le Regioni Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto insieme ai tecnici del Ministero dell’Ambiente per fare il punto sugli avanzamenti dell’Accordo per la riduzione dell’inquinamento, è stata paventata la possibilità di estendere gli incentivi dedicati alla sostituzione di veicoli commerciali e privati anche a chi sceglierà di acquistare mezzi Diesel di omologazione Euro6.2 D-temp, perché avrebbero emissioni più contenute, come sostenuto dall’Assessore Raffaele Cattaneo. «Milano con Area B dà finalmente il buon esempio, insieme ad un messaggio chiaro a mercato e consumatori, nel solco delle altre maggiori metropoli europee: dal diesel bisogna uscire il più rapidamente possibile se vogliamo risanare l’aria di città. – dichiara Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia –. E’ ormai chiaro che questi motori, anche nelle versioni più recenti, sono incompatibili con la situazione di perdurante inquinamento della pianura padana, è inutile e sbagliato indugiare o dare messaggi contraddittori ai consumatori. Oggi bisogna impegnarsi per le forme di mobilità alternative all’automobile, e preparare il terreno alla transizione verso la motorizzazione elettrica: non c’è spazio per ritorni al passato o per incentivi privi di una seria prospettiva come quelli ipotizzati da Regione Lombardia, sul diesel occorre voltare pagina»

In questo quadro difficile di aria davvero pessima, continua Legambiente, Milano guida la classifica delle città lombarde più inquinate e da venerdì 22 febbraio, con le sue giornate di smog oltre i limiti di legge, ha già bruciato la franchigia dei 35 giorni annui concessi dalla normativa europea per i superamenti della soglia di 50 microgrammi per metro cubo, su 52 date di calendario trascorse. In giornate di primavera anticipata, l’incidenza del riscaldamento domestico sulle emissioni inquinanti si ridimensiona, anche se resta elevato il ruolo negativo delle stufe a legna e delle caldaie a diesel ancora troppo diffuse nelle nostre città. Tra i responsabili principali dell’aria irrespirabile emergono la zootecnia intensiva e gli spandimenti di liquami e fanghi nei campi: lo dimostrano i dati che riguardano Pavia e Cremona, che occupano gli altri due gradini del podio e le province agricole della bassa.

«Il modo più efficace per contrastare questo mix micidiale è agire per ridurre entrambi gli ingredienti – spiega Barbara Meggetto – con misure di progressiva limitazione dell’uso dei veicoli diesel, con buone pratiche per la gestione dei reflui zootecnici, che oggi sono molto poco diffuse, e anche con una politica agricola regionale che punti a ridurre l’impatto ambientale della propria zootecnia estensiva, senza dimenticare l’urgenza di estese politiche di riqualificazione energetica degli edifici, vere strutture energivore, soprattutto quelli ancora riscaldati con caldaie obsolete e privi di isolamento termico».


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