In Piemonte c’è un “bambino fantasma”: il papà è un brianzolo
Un banco vuoto: il bambino fantasma figlio di un uomo di Carate Brianza a 8 anni non è mai andato a scuola (Foto by Alberto Ceresoli)

In Piemonte c’è un “bambino fantasma”: il papà è un brianzolo

È ancora residente a Carate Brianza, anche se non ci abita più da anni, il papà del piccolo piemontese al centro di una sconcertante vicenda che ha fatto il giro d’Italia. “Bambino fantasma” lo hanno ribattezzato televisioni e giornali, perché né mamma né papà lo hanno mai registrato all’anagrafe.

È ancora residente a Carate Brianza, anche se non ci abita più da anni, il papà del piccolo piemontese al centro di una sconcertante vicenda che ha fatto il giro d’Italia. “Bambino fantasma” lo hanno ribattezzato televisioni e giornali, perché né mamma né papà lo hanno mai registrato all’anagrafe o iscritto a scuola.

Il papà, cinquant’anni, originario di Nova Milanese e residente a Carate Brianza nonostante sia di fatto domiciliato a Moncalieri (Torino) da tempo, è stato irreperibile per giorni (era in Francia per cure mediche, secondo la compagna), fino a domenica notte, quando ha contattato i carabinieri di Chivasso minacciando di farla finita. Il suo cellulare è stato localizzato e nella tarda mattinata di lunedì l’uomo è stato rintracciato nella stanza di un affittacamere.

Secondo quanto riportato dal quotidiano La Stampa di Torino, l’uomo avrebbe telefonato in redazione per raccontare la sua verità: «Ho commesso un grave errore e mi assumo tutte le responsabilità, anche il carcere, se necessario. Ma voglio dire, che dopo esserci accorti, io e la mamma di Daniel, che non avevamo registrato il bambino, abbiamo avuto paura che ce lo portassero via e questa angoscia si è impossessata di noi. Per molto tempo, fino all’altro giorno, ho sperato che qualcuno si presentasse e scoprisse tutto, ma non è successo».

La scoperta del «bambino fantasma» è avvenuta a seguito della notifica di un atto giudiziario da parte dei carabinieri di Moncalieri. I militari che hanno bussato alla porta dell’abitazione alla periferia della città si sono ritrovati davanti un bambino di sette anni. Un bambino che, stando alla scheda anagrafica della mamma, che si dichiarava “celibe e senza figli”, non doveva esistere. Un bambino che non sa di avere un cognome, non sa scrivere e non sa leggere, e che sa che a gennaio compirà otto anni solo perché glielo ha detto la mamma.

Sempre il padre, alla Stampa, ha raccontato: «Molte persone sapevano che Daniel non andava a scuola. Gli zii, i nonni. Non è vero che non aveva amici: alcuni compagnetti venivano a trovarlo a casa». Ma non ha spiegato perché, il giorno della nascita del bimbo, in ospedale, sia stato comunicato un nome diverso dal suo, mentendo sulla sua identità.

Padre e madre sono stati denunciati per inosservanza dell’obbligo di istruzione. Le indagini sono coordinate dalla Procura di Torino. La madre, che non ha i requisiti per stare vicino al bimbo, è stata presa in carico dai servizi socio-assistenziali e il piccolo è stato ospitato in una comunità protetta.


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