Il Consiglio di Stato boccia la fusione tra A2A e Aeb: le reazioni a Seregno
I consiglieri di Lega e Forza Italia dopo la conferenza stampa (Foto by Paolo Colzani)

Il Consiglio di Stato boccia la fusione tra A2A e Aeb: le reazioni a Seregno

Le reazioni alla bocciatura dei ricorsi di Comune di Seregno, Aeb ed A2A in merito all’aggregazione tra le due società, decisa dal Consiglio di Stato di Roma.

La bocciatura dei ricorsi di Comune di Seregno, Aeb ed A2A in merito all’aggregazione tra le due società, decisa dal Consiglio di Stato di Roma, ha provocato le prime reazioni.

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Aeb e A2A. Aeb e A2A, in un comunicato, hanno sottolineato di aver «dato mandato ai propri legali di svolgere tutti gli opportuni approfondimenti, ritenendo i provvedimenti impugnabili davanti ai giudici competenti».

Diverso è apparso l’avviso di Tiziano Mariani, capogruppo consiliare di Noi per Seregno, uno di coloro che si erano appellati al Tar della Regione Lombardia, chiedendo l’annullamento della delibera votata dal consiglio comunale di Seregno, che si è limitato ad una sola parola: «Dimissioni». Un concetto riferito ovviamente al sindaco Alberto Rossi, ma anche probabilmente alla presidente di Aeb Loredana Bracchitta.

Lega e Forza Italia, le altre forze che siedono in minoranza nel consiglio comunale di Seregno, hanno invece scelto la strada della conferenza stampa.

«Il Consiglio di Stato - ha spiegato il capogruppo leghista Edoardo Trezzi, nella sede del gruppo consiliare alla Corte del cotone - ha dato seguito alle battaglie che abbiamo portato avanti in consiglio comunale su un’aggregazione nata male e sull’arroganza del sindaco, che ha preso in giro la cittadinanza e noi, convocando sporadiche commissioni consiliari sull’argomento. Ora è bene che si dimetta e che arrivi un commissario prefettizio, a portare un po’ di ordine».

Puntuale è apparso il parere di Ilaria Cerqua, capogruppo di Forza Italia: «La responsabilità è del sindaco, che è stato eletto e che ha svolto le funzioni del socio di maggioranza di Aeb. Si è sempre girato dall’altra parte rispetto alle nostre eccezioni, che puntualmente abbiamo evidenziato in aula a partire dal novembre del 2019. Il Consiglio di Stato ha chiarito invece che i nostri erano rilievi di buon senso. Abbiamo detto più volte che c’era un’assenza di infungibilità nell’operazione ed invece si è scelto di seguire la strada più stretta dell’eccezionalità, senza una reale motivazione, anziché verificare se vi fossero possibilità diverse. Adesso il sindaco ci indichi la via d’uscita. L’unica che noi vediamo sono le sue dimissioni».

Molto critica anche la sua collega di partito Chiara Novara: «Il Consiglio di Stato ha previsto una chiusura tombale della vicenda. Ora il sindaco si assuma le sue responsabilità e faccia un passo indietro. Questo è anche il momento della resa dei conti. I danni economici ci sono stati e richiedono risarcimenti. Non si può pensare di far finta di nulla».

Un concetto, questo sposato dalla leghista Elisabetta Viganò, presidente della commissione consiliare Bilancio. All’attacco è andato inoltre l’altro leghista Stefano Casiraghi: «Oggi è un giorno buio per la città. Fossi nel sindaco, farei fatica a dormire, di fronte al fallimento di un’operazione da 460 milioni di euro, che è stata accompagnata da consulenze per quasi 1 milioni di euro. Le sue dimissioni ora sono il minimo. Se non si dimettesse, in consiglio comunale useremmo tutte le armi a nostra disposizione, con emendamenti su emendamenti, per bloccare ogni sua proposta».


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