Il caso Meroni detta i ritmi del consiglio provinciale:  scuse  e  mano tesa delle opposizioni, poi la tensione e  lo scioglimento della seduta (con bilancio da approvare)
Consiglio provinciale (Foto by Fabrizio Radaelli)

Il caso Meroni detta i ritmi del consiglio provinciale: scuse e mano tesa delle opposizioni, poi la tensione e lo scioglimento della seduta (con bilancio da approvare)

Il caso Meroni è approdato in consiglio provinciale: prima le scuse, ritenute sincere anche dal centrosinistra. Poi una frase della leghista Marina Romanò ha scaldato di nuovo gli animi e ha portato allo scioglimento della seduta.

«Esco di qui a testa alta: ho un compito e lo porterò a termine fino al 18 dicembre». Fabio Meroni si è congedato martedì dal consiglio provinciale: si è scusato a più riprese per il post in cui ha attaccato Liliana Segre, rea ai suoi occhi di aver sostenuto la campagna di vaccinazione contro il covid-19, ricorrendo al numero tatuatole sul braccio ad Auschwitz ma non si è dimesso. In una seduta dall’atmosfera a tratti drammatica ha fornito la sua versione di quanto accaduto riprendendo l’intervento pronunciato lunedì in consiglio comunale a Lissone. «Ho usato senza rispetto – ha ammesso – un numero di grande intensità simbolica» credendo di attirare l’attenzione «sulla libertà di pensiero» e di scelta sui vaccini.

Le deleghe all’edilizia scolastica, al patrimonio e ai trasporti le aveva già rimesse giovedì 25 novembre al presidente Luca Santambrogio che martedì lo ha ringraziato: «C’è un tempo – ha commentato – per puntare il dito e quello per le pacche sulle spalle. Meroni mi ha trasmesso il suo amore per la Provincia e l’accelerazione data in questi due anni ai progetti sulle scuole è merito suo. Paga un errore grosso, indifendibile, di cui ha chiesto perdono».

Le sue scuse sono state ritenute sincere anche dal centrosinistra: per «senso di responsabilità» l’opposizione, pur con qualche travaglio, era pronta a garantire il numero legale per l’approvazione dell’assestamento di bilancio ma un’uscita di Marina Romanò ha fatto saltare il banco: «Nessuno nel centrodestra – ha affermato la leghista – ha mai attaccato il sindaco di Seregno Alberto Rossi che ha ricevuto un avviso di garanzia e ha provocato nocumento alla Provincia».

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Le sue parole hanno spiazzato la minoranza che, dopo una lunga sospensione, ha chiesto le dimissioni di Meroni e ha abbandonato l’aula. Le due vicende, ha spiegato il sindaco di Lissone Concettina Monguzzi, non possono essere paragonate. «La Romanò – ha aggiunto Rossi – ha rovinato l’intervento di Meroni, lui ha parlato di scuse, lei ha buttato fango».

L’ultima parola è stata dell’ex sindaco di Lissone: «Sono un uomo delle istituzioni – ha detto – ho dedicato tanto tempo a progetti che vedranno la luce nei prossimi anni. Sono orgoglioso di quanto fatto, ringrazio il presidente e auguro buon lavoro al futuro consiglio provinciale da cui sono stato estromesso per un caso politico».

Il centrosinistra, ha accusato, alza continuamente le sue pretese in quanto è in campagna elettorale: «Prima ha chiesto le scuse, poi la consegna delle deleghe e ora le dimissioni» che non ha alcuna intenzione di presentare.

La tensione politica attorno al caso Meroni intanto ha fatto saltare l’approvazione dell’assestamento al bilancio provinciale, che per legge deve essere effettuata entro il 30 novembre, e altri provvedimenti tra cui il programma dei lavori pubblici per il triennio 2021-2023.

Martedì, quando il centrosinistra ha abbandonato l’aula, il presidente Luca Santambrogio non ha potuto far altro che sciogliere la seduta: a quel punto qualcuno ha paventato l’ipotesi di dover portare il preventivo alla Corte dei Conti. La preoccupazione, in realtà, è svanita subito: la variazione è stata firmata dal presidente e sarà ratificata dal consiglio che sarà eletto il 18 dicembre. «In questo modo – commenta Santambrogio – potranno proseguire lavori e investimenti, compresi quelli per le scuole, e potremo avviare l’iter per l’appalto del riscaldamento nelle superiori».


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