Il caso: «Cambiamenti e poche tutele: diciamo addio ai mercati monzesi»

Il caso: «Cambiamenti e poche tutele: diciamo addio ai mercati monzesi»

Addio ai mercati dopo 54 anni: Domenico Moro dell’Ortofrutticola monzese lascia le postazioni storiche di area Cambiaghi e San Rocco, tenendo (per ora) solo quella di Cazzaniga. Perché?«I mercati sono cambiati, la concorrenza straniera è forte, manca la cura verso gli ambulanti e i loro clienti». All’indomani del mercato più burrascoso della storia cittadina.

Dopo 54 anni di mercati l’Ortofrutticola monzese lascia la vita ambulante. Sarà, per la verità, ancora presente il lunedì nel quartiere Cazzaniga, ma, dopo oltre mezzo secolo, lascia le postazioni storiche in area Cambiaghi il giovedì e il sabato mattina e il mercato di San Rocco del martedì. Una decisione a cui Domenico Moro, titolare da 50 anni con la famiglia anche di un bel negozio in via Lecco 142, pensava da tempo.

La decisione arriva però all’indomani del mercato più burrascoso che la recente storia di Monza abbia registrato: due settimane fa è stato proprio il suo banco al centro della guerriglia urbana tra gli attivisti di Casa Pound e gli antagonisti del Centro Sociale Boccaccio.

«Mai vista una cosa del genere - commenta Moro, 54 anni di cui 40 trascorsi dietro il banco del mercato - nemmeno negli anni caldi delle contestazioni studentesche si era arrivati a scontri violenti in mezzo ai clienti dei banchi del mercato. Tiravano di tutto compresa la mia merce».

Anche se la scelta di chiudere buona parte della sua attività da ambulante non è legata all’episodio di sabato, la sua analisi sui cambiamenti del mercato negli anni è chiara: «Non si vedono più le famiglie, le mamme con i passeggini sono sparite - spiega - la concorrenza straniera nel nostro settore è forte anche se questo ci ha consentito di differenziarci e puntare su una clientela di più alto livello. Inoltre manca la cura verso gli ambulanti e i loro clienti. In area Cambiaghi quando piove siamo costretti a mettere le passerelle in legno per evitare le pozzanghere e i servizi igienici sono ancora chiusi».

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Così ha maturato la decisione di cedere il suo posti ad altri colleghi: «Il giovedì subentra un venditore storico di olive e prodotti sottolio che semplicemente cambia postazione, mentre il sabato ho ceduto a una nuova società di stranieri perché nessun italiano pareva interessato» a rilevare il posto.

Lasciare un banco di mercato significa un cambio di vita non da poco: si sveglierà alle 3 e mezza del mattino solo per il mercato del lunedì sul piazzale dell’ospedale San Gerardo e non sa ancora per quanto: «La nuova sistemazione ci ha fatto perdere clienti - sostiene il commerciante - perché la zona è senza parcheggi e ora con i cartelli elettorali ci hanno chiuso anche un passaggio pedonale».

Per il resto con la sua famiglia e i quattro dipendenti sarà nel negozio di via Lecco, lontano da freddo e umidità: «Per ricordare la nostra storia di ambulanti abbiamo voluto che il banco fosse il più simile possibile a quello del mercato - spiega- i nostri clienti ci hanno seguito, per molti effettuiamo anche la consegna a domicilio».

E poi: «I negozi sotto casa spariscono - conclude Moro - e noi cerchiamo di offrire un servizio importante in un quartiere popoloso».


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